02 luglio 2020

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24.06.2020 Tags: Libri

Simoni e Calvino L’oltre-omaggio arriva in differita

Lo scrittore Italo Calvino
Lo scrittore Italo Calvino

Come una trasmissione televisiva registrata prima del lockdown, il libro è uscito a febbraio, racconti in cerca di lettori ora che la vita riparte. Giochi letterari, riconducibili ai filoni amorosi, al sedimento culturale, non sai quale Carlo Simoni troverai ma sai comunque che ti sentirai a tuo agio, se sei un fedele, nei diversi bon bon dell’ultimo titolo, «Collezione di storie» (Castelvecchi editore). Omaggio a Calvino, «Riletture» è la prima parte, «Esercizi e divagazioni» la seconda. «Ognuno scava da un libro ciò che gli serve, soprattutto quando un libro è ricco e complesso», scriveva il grande Italo. E Simoni fa anche di più, a quanto gli è piaciuto aggiunge. «Se poi, nel frattempo, la scrittura è entrata a far parte delle proprie esperienze, rileggere non sarà l’unica via per rivisitare gli scrittori prediletti: anche scrivere sulle loro tracce potrà essere un modo di esprimere quella cura che tutti gli amori di lungo corso richiedono. Del resto, lo stesso Calvino non sembra deprecare esperimenti del genere: Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente. Adesso, appunta nel 1960, il ciclo è fatto, è chiuso, è lì, per chiunque voglia studiarci sopra o divertircisi; io non c’entro più». TANTI SONO I TEMI cari all’autore che riviviamo: il tempo, gli spazi, la distanza, la città (c’è pure Cidnea) e il buen ritiro, ma soprattutto la relazione tra il vivere e lo scrivere che resta irrisolta nel finale con soli punti di domanda. «È per non vivere la mia vita vera, dunque, che ricorro allo scrivere? O è per non morire? Per non morire a me stesso?». Se sono i libri, tuoi e altrui, che caricano il significato, ecco la sintesi nella «Collezione», che non diventa esibizione di erudizione né anelito di condivisione di pensiero o di emozione riflessa, bensì propria ricerca. Come quando nelle sue fantasie narrative precedenti ha curiosato nella vita privata dei grandi letterati o si è introfulato nell’anima di posti incantati. Stavolta è il terreno dell’assurdo da scandagliare, che introduce a un vero che più vero non si può. Sempre con quel linguaggio assolutamente particolare, un arcaico non riprodotto, reinventato e addensato. I personaggi di Calvino sono ancora suoi e sono già di Simoni, e lui stesso sta dentro di loro, non si allontana da sé, eppure viaggia per capire il mondo guardandolo da un albero come Cosimo; viaggia per cercare se stesso, sapendo che il percorso vale più della meta. «Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita, l’inevitabilità della morte». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Magda Biglia
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