29 novembre 2020

Cultura

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19.11.2020

Simoni, una drammatica ricerca di verità

L’immagine di copertina della nuova pubblicazione di Gianni Simoni
L’immagine di copertina della nuova pubblicazione di Gianni Simoni

Un nuovo alter ego per l’ex giudice Gianni Simoni, Paolo Camporesi, un ex magistrato del foro milanese che ha abbandonato la carica non per pensione ma per cessata condivisione degli intrighi di palazzo. Un salto di carreggiata e Camporesi ha deciso di diventare avvocato, non scrittore di gialli dalla ricca produzione; i due restano entrambi in tema, con l’animo da detective. Il capoluogo lombardo della sua esperienza professionale fa da sfondo per Simoni, ma si amplia la prospettiva della narrazione: l’ultimo libro dello scrittore bresciano, «Il merlo» (Tea edizioni), è «un romanzo dalle molte facce, commedia sentimentale, legal thriller, dramma di riscatto». È ANCORA ricerca, sempre e comunque, della verità, di tante piccole verità che sono grandi nella vita delle persone, hanno a che vedere con l’incontro tra le storie individuali e la legge. Simoni, che ha seguito nella sua carriera forense vicende di rilievo, indagando dalla criminalità organizzata al terrorismo, lascia i filoni del collega Petri a Brescia e del commissario Lucchesi a Milano per un intreccio più compiutamente romanzesco, regalandosi un protagonista con il suo vissuto, un po’ rattristato e un po’ rocambolesco, adagiato nei pisolini pomeridiani e capace di attraversare d’impeto il pianeta, perché soha sempre quella voglia di sapere, di capire che riguarda gli altri ma anche se stesso. Ci sono nel testo le routine non eroiche di tutti, le insoddisfazioni, le noie, le ciabatte. Ritroviamo il buon bicchiere di bianco e le peccaminose sigarette di Petri, le tipiche considerazioni sull’onestà difficile, le sbuffate politiche, le letture, i gusti cinematografici che indicano da che parte sta pure Camporesi. L’avvocato che vorrebbe solo clienti innocenti. In mezzo sgambetta un alter ego dell’alter ego, il merlo del titolo, stretto fra la solitudine e una compagna che c’è e non c’è. La nota dell’autore sulle vicende immaginarie, sui luoghi e sulle persone frutto di fantasia ma anche di ricordi, pur consueta, ci fa pensare a uno spazio autobiografico ampliato. Ne dà conferma il racconto in prima persona di eventi e pensieri, come fosse un diario dal linguaggio fluido e quotidiano che ci mette a nostro agio, ci fa immergere con semplicità e solidarietà. Tutto tranquillo? No, improvvisamente il registro cambia, si stravolgono lo scenario e il genere letterario, si va a finire in un mondo diverso, come per uno scatto improvviso, del protagonista ma anche del narratore che pare avere il guizzo di buttarsi in una differente sfida. Nulla si dice qui giustamente del finale a sorpresa, che sta nella psicologia umana, nella nostra fatica a essere felici, nel bisogno di amore in ognuno di noi. •

Magda Biglia
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