25 gennaio 2021

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01.12.2020 Tags: Mostre

«Sincron Reloaded», ritorno al passato

Il gallerista Armando Nizzi
Il gallerista Armando Nizzi

Brescia, luglio 1990, notti magiche e albe al vernissage. In un’intervista gli chiesero veggenze sul futuro dell’arte e lui serafico rispose: «Sarà un futuro interessante ma pieno di pericoli, perché chi ha in mano i sempre più potenti mezzi di informazione sta già condizionando le scelte e imporrà soltanto le opere degli artisti che accetteranno le regole del sistema. Saranno perciò pochi gli artisti di qualità che riusciranno a sopravvivere ma saranno loro a continuare la storia dell'arte». Riflessioni, intuizioni, visioni e previsioni: gli archivi di Armando Nizzi - deus ex machina di Sincron, galleria/avamposto «per gli artisti che tutti ignorano o rifiutano» - e Anna Canali, con la sua Artestruktura milanese, la figura che maggiormente ne intercettò la direzione rigorosa e avanguardista, scorrono all’unisono fra le pareti di Kanalidarte, in città, dov’è in corso la mostra «Sincron Reloaded», fra opere, documenti, relazioni e connessioni collaterali. Le stesse che fino ai confini del nuovo millennio hanno trovato una convergenza dinamica proprio nello studio bresciano (in via Agostino Gallo), la cui vocazione sperimentale non allineata riecheggia impressa in un manifesto che iniziava per negazione. «SINCRON NON È: il posto migliore per i furbi, un ente assistenziale dello stato italiano, un luogo dove si fa raccolta di indirizzi e simili, un posto dove è difficile entrare, molto più facile uscirne, una riserva per bracconieri culturali, lo spazio dove l'artista ha il diritto di esporre i suoi quadri, la sede adatta per “gli affari sono affari”, un centro dove è vietato l'uso dell'intelligenza, una colonia culturale». Esplicitando poi che «Sincron significa correttezza, professionalità, collaborazione, parità di doveri, generosità, internazionalità». Giacché, come profetizzava sagacemente Gino Gini, esponente della poesia visiva tra i protagonisti di quella stagione, «l'arte non deve dire niente, ma deve dirlo bene». Nel frangente, non solo attraverso le opere esposte - in mostra, fra gli altri, capolavori di Lucio Fontana, Getulio Alviani, Enrico Castellani, Dadamaino, Carmelo Arden Quin, Bruno Munari - ma anche tramite l’apporto evocativo messo in moto da fotografie vintage, lettere, enunciati, cataloghi, manifesti, inviti, locandine, retroscena e memorabilia d’artista. UNA SCATOLA delle meraviglie riemersa per illuminare questi tempi bui grazie al minuzioso lavoro di ricerca, catalogazione ed espressione focalizzato dai curatori Afra Canali e Stefano Crosara, con l’obiettivo «di documentare, sincron-izzare, dare struktura a un lavoro storicamente non trascurabile». Nel solco scavato con lungimiranza e sensibilità fuori dal comune proprio da Nizzi e Anna Canali, «due agguerrite personalità» le cui tracce vibrano in un viaggio, fra passato, presente e futuro, intenso, stratificato, pieno di dettagli più o meno nascosti: dallo schizzo per l’invito «fatto per noi su di un tavolino traballante», all’infinità di «scritti, parole, visi, ambienti, atmosfere fatte soprattutto da donne e uomini e da una passione per l’arte che solo nella memoria scritta e vissuta hanno la forza di rivivere». Distanti eppure vicinissimi, vividi ieri come oggi in quel «luogo di scambio di pensieri, esperienze, meta di “piccoli” e grandi artisti, catalizzatore di attenzione da parte di colleghi vicini e lontani, incuriositi da questo uomo e da quest’arte fuori e molto dentro gli schemi». La mostra è aperta e visitabile fino a gennaio. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

E.ZUP.
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