25 novembre 2020

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24.10.2020

SOPRA TUTTO, IL CASTELLO

Castello di Brescia: la Torre dei Prigionieri dotata di cannoniera a raggiera, databile al periodo Visconteo
Castello di Brescia: la Torre dei Prigionieri dotata di cannoniera a raggiera, databile al periodo Visconteo

Arroccato sopra il Cidneo contempla la Leonessa accovacciata, la nostra città fatta di case, monumenti e persone, con fare guardingo ma mansueto. Le sue pietre secolari fanno da sfondo a tutte le attività. È il Castello di Brescia, testimone di un’evoluzione secolare. Il Cidneo, che ospita la sua massiccia figura, ha anche offerto la materia prima per la sua costruzione: l’intera fortificazione è costituita dalla roccia calcarea che, localmente, prende il nome di medolo. Entrare in questa roccaforte significa mettere piede in uno degli edifici del potere e della difesa del governo della Serenissima. Al centro dell’enorme portale d’ingresso, datato fra 1580 e ’90, campeggia statuario il leone di San Marco, emblema della Repubblica di Venezia. Ma se la parte bassa della fortezza appartiene a quel periodo storico, quella superiore contenente il Mastio racconta invece la storia dei Visconti milanesi che lo edificarono nella prima metà del Trecento. E come in un gioco di matrioske, sotto il velo più recente della dominazione lagunare troviamo quello Visconteo e sotto il velo Visconteo quello Romano, ancora più antico. Il Mastio, con pianta rettangolare, è stato edificato sui resti di un tempio romano del I secolo d.C, mentre la Mirabella pare essere stata in origine una delle torri scalari dell’antica chiesa paleocristiana di San Stefano in Arce, data la sua incoerenza con la struttura fortificata del Castello. È l’unica a non essere dotata di fuciliere o cannoniere ed è pure la più antica, visto che compare in un testo databile al 1251. Le altre torri, fieramente svettanti, sono le custodi e le voci narranti di altrettanti pezzi di storia: la Torre dei francesi è opera veneziana del XV secolo, così come la Torre dei Prigionieri, ma venne ricostruita tra il 1509 e il 1516 dopo lo scoppio di una polveriera; la Torre Coltrina, attribuita all’architetto Jacopo Coltrino, era utile alla sorveglianza dell’accesso alla sottostante strada del soccorso, una via nascosta volta a garantire un percorso protetto d’entrata o di fuga dalla fortezza. Di essa si servì, durante le X Giornate, il generale austriaco Haynau per liberare dall’assedio bresciano la sua guarnigione. LA PECULIARITÀ di questo maniero è di essere sempre stato un baluardo della difesa militare e mai una residenza signorile. Perciò al suo interno si trovano, oltre ad una via del soccorso, anche i magazzini dell’olio, di epoca romana, e il Piccolo e Grande Miglio, edifici eretti tra il 1597/98 e adibiti a magazzini per le granaglie. L’ultimo velo steso ad oggi dalla storia, quello della contemporaneità, ha trasformato questa macchina militare in un bonario ospite della cittadinanza e in un polo museale: il Mastio Visconteo accoglie oggi il Museo delle armi «Luigi Marzoli», che vanta pezzi unici di artiglierie e armature del XV e XVI secolo; il Grande Miglio ospita invece il Museo del Risorgimento, scrigno prezioso per le testimonianze storico-artistiche di quel periodo. Pochi sanno che il castello detiene due record: ospita il primo esempio di monumento ferroviario in Italia, ovvero la locomotiva «numero 1» che percorreva un tempo la tratta Brescia-Edolo, e il primo osservatorio astronomico pubblico del Paese, la Specola astronomica Cidnea, collocata sul bastione San Marco, che ancora oggi offre ai suoi visitatori proiezioni del planetario, telescopi mobili sulla terrazza esterna per scambiare sguardi languidi con le stelle e un locale adibito all’osservazione del sole. Ma la fortezza nostrana, oltre che di due record, può fregiarsi del fascino e del mistero che concedono le leggende: si narra di come un uomo molto avido fosse stato trasformato in falco e costretto a sorvegliare il Mastio Visconteo per l’eternità. Per questo motivo il castello, che da secoli si erge protettivo sul verde colle del Cidneo, è anche soprannominato «il Falcone d’Italia». •

Chiara Comensoli
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