29 novembre 2020

Cultura

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20.10.2020

Spazio Orr, metafisica del bianco L’arte ha trovato una nuova casa

Una delle stanze dello Spazio Orr di via Cremona riservate alla personale di Struan Teague
Una delle stanze dello Spazio Orr di via Cremona riservate alla personale di Struan Teague

Dal vangelo sconsacrato del non-colore, echi astrattisti tra lo spirituale nell’arte di Vasilij e turbamenti russi post-rivoluzione: «Il bianco è quasi il simbolo di un mondo in cui tutti i colori, come principi e sostanze fisiche, sono scomparsi. È un mondo così alto che non ne avvertiamo il suono. Sentiamo solo un immenso silenzio che, tradotto in immagine fisica, ci appare come un muro freddo, invalicabile, indistruttibile, infinito. Un grande silenzio che ci sembra assoluto... È la giovinezza del nulla, o meglio, un nulla prima dell’origine, prima della nascita». BIG BANG! Nel pieno vortice di questo 2020 matto e disperatissimo, l’effetto serra ha ormai disciolto la coltre di ghiaccio. Eppure al civico 115 di via Cremona, appena varcato l’ingresso che conduce alla dimensione parallela (fuori tutto sembra reale, normale quasi: case, negozi, bar, quel genere di cose), il profondo bianco continua a essere il non-colore dominante, pur esprimendo tensioni radicalmente diverse. Figlie del qui e ora: atmosfere dal sapore minimalista, pareti monocrome, pulizia di forme, l’essenziale come vocazione, orizzonte, punto di partenza e punto di arrivo. Succede tra le candide pareti di Spazio Orr, centro nevralgico pervaso dalle visioni di Federica Francesconi - artista bresciana classe 1994, musa ispirata e ispiratrice, vietato chiamarla «curatrice» -, che si esprimono in tre stanze volutamente spoglie e asettiche, dove è ora in corso «Slow Disturbance», mostra di Struan Teague, visitabile fino al 31 ottobre. Tra sperimentazioni senza filtro e sguardi proiettati verso ciò che deve ancora accadere, con licenza di osare e provocare. Tirando prima un respiro profondo. Perché la lentezza è un sogno da incoraggiare: scozzese di Edimburgo, sull’orlo dei trenta, «Teague utilizza materiali estremamente semplici e mezzi di disegno di base per esplorare le connessioni e le contraddizioni della pittura come linguaggio visivo», osserva la stessa Francesconi, laureata all’Accademia di Venezia e trascorsi come assistente di Christiane Löhr. «Ogni segno all'interno di un singolo dipinto s’inserisce in un più ampio sistema di “disturbo“ tra ogni opera: il tocco dell’artista rimane chiaramente evidente, ma le opere acquistano nuova energia attraverso le formazioni imprevedibili che generano fra loro, dopo che la mano ha lasciato la superficie». Aperto appena prima del lockdown, e quindi cautamente su di giri per l’euforia di un nuovo inizio, Spazio Orr manifesta la vibrazione intrigante delle ricerche più fresche e meno allineate. Caratterizzate da un forte ascendente internazionale, già espresso e interpretato secondo i linguaggi multiformi di artisti come Nicolás Lamas, Valerian Goalec e David Hanes. Federica Francesconi ha sensibilità, idee chiare, naturale predisposizione a scelte non concilianti, e un’innata necessità di spingersi oltre per immaginare futuri possibili: linfa creativa da riversare in un polo gravitazionale dei cortocircuiti artistici che prospetta ulteriori, notevoli margini di sviluppo, ma che fin da ora merita incontri ravvicinati del terzo tipo (informazioni e orari: spazioorr.com). • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Zupelli
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