24 settembre 2020

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03.06.2020

Storie per sopravvivere «Fuori dal comune»

Beatrice Boldrini: racconta amore e dolore, sentimenti e inganni«Fuori dal comune»: dalla copertina targata Il Seme Bianco
Beatrice Boldrini: racconta amore e dolore, sentimenti e inganni«Fuori dal comune»: dalla copertina targata Il Seme Bianco

A chi piace il fantasy a chi la vita vera. Storie «Fuori dal comune» (Il Seme Bianco Edizioni) non fanno per tutti, specialmente quando già dal titolo ingannano. Beatrice Boldrini - abita bresciano, insieme al marito e al figlio - ha scritto vicenda umanissima sull'umilissima sorte d'una donna qualunque. Straordinarie solo la frequenza e l'impellenza di accadimenti che, di norma, capiterebbero nell'arco di qualche esistenza. Quasi tutto si svolge tra gli anfratti del municipio di R., paesino che allunga le fondamenta nelle acque gardesane. Quasi tutto inizia a causa dell'amore che finisce, tragicamente. «SCHERZAVANO spesso sul colore dei loro occhi dicendo che entrambi avevano gocce di lago lì dentro, quelli di lui l'azzurro di una tersa giornata e quelli di lei il verde, inquieto presagio di burrasca». Scrive Boldrini - di Bea e Saverio, due come tanti, affiatati come pochi; non si fa in tempo a conoscerlo, l'uomo della protagonista, perché le loro anime si separano dal principio, galleggiano via. Dopo il sentimento, gli inganni. Quelli iscritti all'anagrafe del Comune, dna di «presuntuosi e tracotanti, sfrontati e insolenti: una schiera di maneggioni, di opportunisti pronti a qualsiasi compromesso pur di vincere». È clima di elezioni, e Bea si (re)stringe attorno alle poche affinità elettive rimaste; perde peso ma torna l'appetito, grazie a un nuovo compagno e a una felina solerte: Minou le parla «nella lingua della tenerezza», quasi un dialogo extracorporale. Uguale alle sensibilità di cui l'attrice boldriniana abbisogna e infine trova sottocasa, in seno alla natura irregimentata del parco («una vermiglia foglia d'acero giapponese, un lungo ramo di acacia parevano a volte protendersi per accarezzarla, per coccolarla»). Mentre in ufficio i pettegolezzi montano artigli - e graffiano e abusano -, Bea cresce la propria ingenuità cibandola d'apatia. La scossa arriva piano, un volt alla volta, sul margine vernacolare di poesie anziane («se la vita, nel missiàr le carte/ la s'è tegnù per éla tutti i assi…»), sul dorso di mani finalmente calme. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandra Tonizzo
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