27 gennaio 2021

Cultura

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12.01.2021

Teatro per l’infanzia «Un mondo degno di più attenzione»

Maria Rauzi (Teatro Telaio)
Maria Rauzi (Teatro Telaio)

Quanti bambini vanno a teatro? Molti, moltissimi: nel 2019 in Italia sono state messe in scena più di 14.000 repliche di spettacoli per bambini e famiglie, metà delle quali rivolte alle scuole, per oltre 2.000.000 di spettatori. Sono stati attivati circa 2.000 laboratori: questo contando solo le realtà associate ad Assitej Italia, sezione nazionale di Assitej, organizzazione mondiale che unisce centinaia di teatri per l’infanzia e la gioventù. Assitej Italia ha scritto una lettera alla Rai, esprimendo disappunto per la scarsa attenzione rivolta al Teatro Ragazzi dalla trasmissione Ricomincio da Raitre, pure creata per sensibilizzare il pubblico al teatro. «Abbiamo sperato che in una delle quattro puntate il Teatro Ragazzi venisse almeno menzionato - si legge nel messaggio -. Lo abbiamo sperato soprattutto nell’ultima puntata quando il monologo di Bentivoglio, nei panni di un professore di scuola, è stato anticipato da un’introduzione di Stefano Massini su come la scuola sia stata massacrata dalla pandemia: ecco finalmente “uno spazio teatrale dedicato alla scuola”, per usare le sue stesse parole. Eppure non un accenno al teatro per la scuola, della scuola e con la scuola». PERCHÉ si parla così poco di questa forma d’arte? Forse perché non è percepita come tale: «L’offerta culturale rivolta all’infanzia è sempre guardata dall’alto in basso» spiega Maria Rauzi di Teatro Telaio, realtà bresciana impegnata da quarant’anni nel teatro per bambini e ragazzi. Questo tipo di pubblico «non è considerato reale, né preso sul serio. Come se ai bambini andasse bene tutto». «CI CONSIDERIAMO quelli che devono governare l’infanzia che prima o poi passerà - prosegue Rauzi -. Non la vediamo come un’opportunità di rispecchiarci nei bambini e vedere come siamo cambiati noi. Si ritiene che chi lavora per i bambini non abbia una qualità artistica teatrale o letteraria, una ricerca specifica. Invece devi lavorare sulla semplificazione, che non è banalizzazione. Devi togliere la sovrastruttura, raggiungendo un grado di magìa che coinvolge anche gli adulti. Se davvero ci interessa l’infanzia occupiamocene in maniera seria - conclude - e riconosciamo chi in ambito artistico se ne occupa». •

Anna Castoldi
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