10 luglio 2020

Cultura

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12.05.2020

«Teatro, un rito
da custodire»

Lucilla Giagnoni: oggi e domani dalle 10 alle 24 protagonista su www.centroteatralebresciano.itLa tragica storia di Antonia è il cuore de «Il racconto di Chimera», dal romanzo di Sebastiano Vassalli
Lucilla Giagnoni: oggi e domani dalle 10 alle 24 protagonista su www.centroteatralebresciano.itLa tragica storia di Antonia è il cuore de «Il racconto di Chimera», dal romanzo di Sebastiano Vassalli

Mentre i sipari per ora rimangono serrati, il rituale sociale ha bisogno di essere celebrato. Il teatro, con il suo mistero e la sua forza dettata dal gesto, lotta per vivere, pensandosi e ripensandosi, torcendo su se stesso il concetto di distanziamento per riscrivere il luogo della scena e della parola. All’interno di questa riflessione si inserisce «Il posto delle fragole», rassegna virtuale del Centro Teatrale Bresciano che arriva al secondo appuntamento con la registrazione dello spettacolo «Il racconto di Chimera», diretto e interpretato da Lucilla Giagnoni, disponibile gratuitamente sul sito www.centroteatralebresciano.it oggi e domani dalle ore 10 alle 24. Una storica produzione che ora torna a vivere grazie al digitale, tratta dal celebre romanzo di Sebastiano Vassalli e resa vibrante dall’interpretazione di Lucilla Giagnoni, capace di dar voce alla tragica storia di Antonia, che nella Novara dei Seicento viene abbandonata ancora bambina e verrà accusata di essere una strega, fino alla morte sul rogo. «QUELLO CHE STIAMO facendo è lavorare su una memoria - racconta Lucilla Giagnoni, amatissima dal pubblico bresciano -. Diverso è ciò che ci aspetta: pensare a progetti artistici capaci di ripensare le competenze del teatro unite al linguaggio del non-presente, del non-qui-ed-ora». Le riflessioni evolvono, giorno dopo giorno. «Credo che, comunque vada, noi artisti abbiamo il dovere di conservare l’atto liturgico: anche in un teatro vuoto, deve accadere qualcosa di teatrale. Ci troviamo senza un pubblico presente, ma lo spazio-corpo, lo spazio sacrale del luogo scenico, deve essere abitato. Penso alle esperienze nei conventi e nelle chiese nel passato: le donne stavano dietro il gineceo, o i monaci nel coro, perché il sacro è una dimensione separata». QUALCOSA bisogna fare, per andare oltre questa emergenza senza una scadenza certa. «Una soluzione - prosegue Lucilla Giagnoni - può essere quella di tenere aperti i teatri, come personalmente ho fatto nel 2016 quando ne ho aperto uno». Non solo: «Poi c’è anche una soluzione più archetipale, che riguarda il discorso della liturgia. Il sistema sta intervenendo sulle scuole, sulle chiese e sul teatro (il qui e ora): tutti gli elementi che fanno dell’essere umano una creatura non schiava». Una missione da compiere, per chi va in scena come Lucilla Giagnoni: «Il nostro compito di teatranti può dunque essere quello di conservare la liturgia, tenendo viva la fiammella. Il digitale deve tenere viva la sacralità del gesto necessario per non essere schiavi, come se fosse la griglia del gineceo». Il teatro può dunque diventare il luogo della forza rituale, e di una rinascita. «La liturgia è anche un rito civile, e viene celebrato perché la comunità deve stare insieme. Oggi tante famiglie provano dolore per non aver compiuto fino in fondo il rito funebre verso i propri cari: la comunità è l’unica cosa che ci salva, non ci salviamo da soli. Come artisti, dobbiamo essere pronti a sollevare il velo del sacro, lavoreremo sapendo che c’è qualcuno che vede oltre il velo, per un tempo differito. Magari ricordandoci che la cura è quel gesto che ci fa custodi dell’universo, come ci insegnano i testi sacri». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Malosso
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