23 ottobre 2020

Cultura

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25.09.2020 Tags: Libri

Tedeschi e l’orrore del grande flagello

Il giornalista Massimo Tedeschi, ospite stasera di OltreConfine
Il giornalista Massimo Tedeschi, ospite stasera di OltreConfine

Sembra ieri. Come un urlo nella notte, il lento e inesorabile incedere dei camion dell’esercito nel cuore di una città che sanguina - Bergamo -, caricati con i feretri delle vittime: un’immagine stordente. Drammatica. Potentissima. La fotografia destinata a fare il giro del mondo, roba da Pulitzer, la scatterà quasi per caso con uno smartphone (segno dei tempi) Emanuele Di Terlizzi, steward di Ryanair, affacciato alla finestra del suo appartamento: «È stato come avere la realtà dei fatti spiattellata in faccia». E pare di riviverla oggi quando lo sguardo la intercetta sulla copertina del libro di Massimo Tedeschi «Il grande flagello. Covid-19 a Bergamo e Brescia», che l’autore presenterà stasera nella sala congressi di piazza Caduti, a Borno, nell’ambito del Festival OltreConfine (alle 21, l’incontro è sold-out). «Non un instant book ma un memoriale», come lo descrive lo stesso Tedeschi, per ricostruire quanto accaduto in quei in due mesi, provando a capire cosa e perché è successo proprio nel cuore più moderno e produttivo della Lombardia, «dove l’incontro fra modernità arrembante e minaccia atavica del virus ha prodotto un corto circuito, un collasso organizzativo, una tragedia collettiva e una mobilitazione senza precedenti». Scritto durante il lockdown, sotto l’assedio di dati, cifre e numeri impietosi, tra echi di Camus e citazioni di Veronesi, «Il grande flagello» ha il trasporto del diario di bordo (di un naufragio) e della sfida umana emozionante - «ho messo nomi e cognomi di amici che sono morti» -, ma al tempo stesso dribbla enfasi e retoriche mantenendo un punto di vista lucido, «totalmente oggettivo». «STANDO A CASA leggevo cinque-sei giornali al giorno e oltre a rendermi partecipe del lavoro dei colleghi giornalisti ciò mi ha permesso di avere una panoramica su più chiavi interpretative: la carta stampata ha dato una grande prova di utilità, ma anche alcuni siti e blog hanno riportato testimonianze in prima linea coraggiose, preziose, da pelle d’oca. Ho seguito invece con meno passione certe derive dell’infodemia, come il valzer dei virologi, talvolta stucchevole». Così, sottolinea Tedeschi, «nel balbettìo della scienza, è emersa la forza dei gesti». Restituita nelle testimonianze di figure istituzionali, personale sanitario, autorità religiose... «Non è andato tutto bene: abbiamo perso una generazione». Il ricordo è duro, amaro. Ma anche luce di una possibilità futuribile. «Ne usciremo migliori? Sì, se il flagello diventerà anche esperienza, riflessione ed evoluzione, stimolo per nuove opportunità». Su tutte, Brescia e Bergamo capitali della 2023: «Una candidatura di prestigio e grande impatto. Per non restare ancorati a ciò che è stato: capitali della cultura, appunto. E non capitali del dolore». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

E.ZUP.
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