19 giugno 2019

Cultura

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18.01.2019

«Todo Cambia» nella scia di Dondero

Il vincitore fra Corsini, Lucas, la figlia di Dondero Maddalena e Minini
Il vincitore fra Corsini, Lucas, la figlia di Dondero Maddalena e Minini

Nell’istante di luce, tracce anarchiche e libertarie di una quotidianità sfuggente e vagabonda. Riflesso della sua vita: curioso esploratore di storie straordinarie, perennemente sulla strada e mai fermo (benché, ironia della sorte, a Fermo vi abitasse), «Donderoad» attraverso l’obiettivo, con un stile piano, che non cercava mai il colpo ad effetto, che rifuggiva lo scoop e il sensazionalismo, cercava e trovava una strada alternativa «per incontrare uomini e donne di origini e paesi diversi, gente famosa o ignota, ma carica di una speciale umanità, un modo per aprirsi al mondo e stare dalla parte della gente». CONTROCORRENTE, mai allineato, capace di vedere un po’ più in là, un po’ prima di tutti gli altri, in un testo degli anni ’80 Mario Dondero scriveva: «Mentre diventano sempre più labili i confini fra giornalismo e pubblicità, la fotografia testimonianza sta perdendo terreno nei confronti della fotografia spettacolo. Cresce magari la finzione tecnica, l’involucro estetico, ma si fa debole il discorso interiore…». Rivolto ai fotografi che oggi continuano invece a scoprire e raccontare speranze, tenendone vivi spirito, visioni e passioni, il premio Mario Dondero ieri sera al Macof ha espresso i suoi verdetti, come era previsto. Ma al Centro della fotografia italiana in via Moretto 78, in pieno centro storico, è stata soprattutto l’occasione ideale per restituire una centralità al ritratto dell’uomo e dell’artista (classe 1928), appassionato interprete che con la sua fotografia umanista e d’impegno civile ha segnato in maniera indelebile la storia del secondo Novecento. UN «OMAGGIO alla cultura e alla dolcezza del suo sguardo» messo insieme fra parole, scatti, spezzoni di video, memorie e ricordi assortiti, da Renato Corsini insieme a Uliano Lucas, da Massimo Minini e dalla figlia Maddalena. Scorrendo amarcord di frequentazioni culturali che fra gli anni ’50 e ’60 lo avvicinarono ai nuovi orizzonti del pensiero critico e politico, spaziando fra la Nouvelle Vague e il cinema di Bertolucci e di Pasolini, tra gli artisti di Piazza del Popolo, il teatro dell’assurdo e il Nouveau Roman, per riemergere alla fine del viaggio in un lungo applauso al vincitore di questa edizione: Roberto Criollo Jefferson Ramirez, con l’opera intitolata «Todo Cambia»; a Ignacio Coccia, Claudio Rizzini e Diego Bernardini, le tre menzioni speciali. Come ogni anno il Premio disegna una mappatura del panorama del reportage d’indagine sociale, esposta in una mostra collettiva degli scatti raccolti in questa edizione, allestita proprio fra le pareti del Macof e visitabile fino al 10 febbraio. •

Elia Zupelli
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