08 aprile 2020

Cultura

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16.02.2020

TUTTA LA BELLEZZA DI «NOTRE - DAME»

«Notre-Dame de Paris» ha conquistato Brescia con la forza di uno spettacolo rodatoApplausi scroscianti e approvazione diffusa dopo 2 ore di spettacolo: consenso meritato
«Notre-Dame de Paris» ha conquistato Brescia con la forza di uno spettacolo rodatoApplausi scroscianti e approvazione diffusa dopo 2 ore di spettacolo: consenso meritato

Si provi pure, dopo aver visto Notre-Dame de Paris, a dire che la bellezza è slegata da canoni di oggettività. Il musical, portato al Brixia Forum da Cipiesse per 3 repliche tra venerdì e sabato, vive da quasi 20 anni non di stenti, bensì di applausi e sold-out tutt’altro che casuali in tutto il mondo. Notre-Dame de Paris è una di quelle opere che in quanto a fama hanno scavalcato il proprio autore. Victor Hugo, in questo caso, il quale non aveva programmato la sua tragedia carnevalesca in forma di romanzo per farne una rappresentazione teatrale, ma che si è visto scavalcato da eventi postumi, che fanno della vicenda di Quasimodo ed Esmeralda un topos del teatro a tutti gli effetti. NOTRE-DAME de Paris è questo: un caposaldo del teatro, una produzione che, filtrata nell’adattamento italiano di Pasquale Panella, dalle liriche di Luc Plamondon e dalle musiche di Riccardo Cocciante, porta magistralmente a teatro una narrazione storica dall’anima romantica in chiusura di Medioevo. Intenso, ammaliante, attraente anche in senso scenografico, grazie alla parete che sostiene i giochi acrobatici del cast di supporto: Notre-Dame de Paris rapisce fin dall’inizio del primo atto (in totale sono 2, per una durata che supera di poco le 2 ore), fin dall’ingresso di Pierre Gringoire/Matteo Setti, superlativo vocalmente e come tenuta di palcoscenico. Non sono da meno il fascino decadente di Quasimodo/Giò Di Tonno, con un graffiato potente che non fa mistero della passione impossibile per la gitana Esmeralda/Elhaida Dani, cantante albanese «scoperta» proprio da Riccardo Cocciante nella prima edizione di The Voice of Italy, di cui Dani si laureò campionessa. SI PROVI pure a dire che il tenebroso fascino baritonale di Frollo/Vittorio Matteucci, sempre di nero ammantato, non colpisca; o che gli intermezzi della voce pulita di Fiordaliso/Tania Tuccinardi, promessa sposa di Febo/Graziano Galatone, non siano la chiara espressione di un cuore spezzato. Notre-Dame de Paris corre piacevolmente grazie anche alla meccanica di scena (scenografia di Christian Rätz), ai giochi di luci di Alain Lortie, alle coreografie di Martino Müller, tutti diretti dalle scelte di Gilles Maheu. La più celebre cattedrale del mondo, grazie a giochi di scena, luci e atmosfere che rendono realistica la magìa gotica di Notre-Dame, sembra viva, e non serve solamente da sfondo per la narrazione tragica che incrocia le vite dei vari Quasimodo, Esmeralda e Gringoire, in un tortuoso percorso fatto di ripicche personali e giustizia sommaria che nei punti più acuti simboleggia la vita di tanti. Notre-Dame vive ancora sul palcoscenico, non solo grazie al disgraziato fatto di cronaca che le ha riportato da ogni parte del mondo tutto l’amore che un pezzo d’arte merita, ma anche per merito di un musical che fa perdere i sensi allo spettatore in una sorta di sinestesia artistica tra storia e architettura. Dopo 2 ore di spettacolo, dalla platea all’indirizzo di un cast superbo si levano solo applausi e fischi di approvazione e gradimento. Meritati, strameritati. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vincenzo Spinoso
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