19 settembre 2020

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08.08.2020

«Un gigante per papà» colma un vuoto

La copertina del libro
La copertina del libro

«Papà diceva sempre di non essere un attore: sul set non interpretava nessun personaggio, era esattamente come era nella vita». Cristiana Pedersoli, per papà CriCri, ha colmato un vuoto enorme con il suo «Bud - Un gigante per papà» (160 pagine, Giunti editore, 16.50 euro) aprendo un mondo su colui che la rivista Time, subito dopo che Roberto Benigni conquistò l’Oscar per «La vita è bella», definì l’attore italiano più famoso al mondo: «A mio padre non capitava spesso di rimanere stupito, ma quella volta era proprio così», scrive Cristiana Pedersoli, pittrice e scultrice di successo, seconda dei 3 figli di Carlo Pedersoli, alias Bud Spencer, e di Maria Amato. E IN GERMANIA, alla presentazione di un libro, gli assegnano 8 guardie del corpo e quando, guardando dalla finestra della camera dell’albergo dove è alloggiato, scopre che in strada c’è una folla intera, pensa che «deve esserci un capo di Stato in questo hotel, guarda quanta gente». Ai cultori di Bud Spencer e dei suoi film, restavano solo i film e qualche notizia qua e là, ricordi rinverditi per riflesso dal successo di Terence Hill nella serie televisiva Don Matteo. Adesso, grazie al lavoro di Cristiana Pedersoli, si sa praticamente tutto. Il divoratore di fagioli o di enormi piatti di carne in film come «Continuavano a chiamarlo trinità» o la gara di birra e salsicce in «Altrimenti ci arrabbiamo» è un buongustaio anche nella vita, tanto che nel libro un capitolo è dedicato alle ricette preferite del grande attore. Non mancano i fagioli alla Bud ma la ricetta consigliata da Cristiana Pedersoli sono gli spaghetti alla Maria, «in assoluto il piatto preferito da mio padre». E non sveliamo la ricetta. Ma ridurre Bud Spencer alla tavola, «da godere in abbondanza», sarebbe un’ingiustizia nei confronti di una persona che parlava a tutti, che si sottoponeva volentieri alle interviste ma che restava sorpreso dal suo successo. Bud Spencer era un padre rassicurante, «stargli addosso era la cosa che ci faceva sentire più sicuri quando eravamo piccoli». E POI il rapporto di Bud con la mamma bresciana, Rosa Facchetti detta Rina, di Chiari, trasferitasi a Napoli molto giovane per amore; e con Terence Hill: «Insieme funzionavano perché erano diversi: uno biondo, atletico, regolato e responsabile - si legge nel libro -, l’altro moro, debordante, godereccio e casinaro». NEI FILM è Terence Hill spesso il più casinaro dei due. Tanto Bud era amante della carne, che mangiava in modo smodato, tanto Terence era vegetariano, moderato anche con le verdure. Uno da buon napoletano adorava il mare, l’altro preferiva la montagna. Bud impazziva per incrociatori ed elicotteri (aveva il brevetto e la licenza di pilota), l’altro di moto e biciclette (Don Matteo). «Tra di noi si creava un’alchimia - dice Terence Hill, che quest’anno ha compiuto 80 anni - ogni volta che entravamo in scena. Era come se ci trasformassimo». Bud Spencer ha trasformato le vite di tanti, le ha rese più gioiose, ha dato coraggio ai deboli. E Cristiana scrive «di aver assorbito l’amore di cui è stato circondato per osmosi mentre era in vita è ogg per riflesso: in qualità di figlia sono io, insieme ai miei fratelli Giuseppe e Diamante, a ricevere l’affetto, la gratitudine, le strette di mano, i sorrisi e le centinaia di messaggi che sarebbero destinati a lui». Soprattutto il grazie, stavolta diretto a lei, per avere colmato un vuoto insopportabile per i fan e inammissibile per il cinema italiano. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

V.C.
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