28 ottobre 2020

Cultura

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22.09.2020

Un viaggio per udire il motore del mondo

La copertina del libro realizzato da Matteo Bolli
La copertina del libro realizzato da Matteo Bolli

Epifanico, protozoico. La scrittura nuova di Matteo Bolli insegue la rotta del flusso di coscienza per intersecare realismo e surrealtà. «Sognatori di jazz dipinti su un quadro mai appeso» (Europa Edizioni) è la contro-narrazione liquida di una vicenda personale scopertasi universale. Interessa chi ha la grinta di fare un viaggio di 500 pagine a tentoni, sedotto dai dettagli più che dal grandangolo - il colpo d'occhio su vasta scala non è difatti permesso. L'AUTORE bresciano - 28 anni, un lavoro in banca e un thriller alle spalle - consegna consigli al lettore («Pensa in bianco e nero, tranne nei casi in cui compaiono dei colori»), lo affida a uno scenario contemporaneo: «Le vacanze erano terminate e il profumo di un ennesimo settembre era già riuscito a sconvolgere i sognatori impauriti che vivono in un passato effimero». Poi arrovescia ogni conoscenza, annacqua certezze tramite un'avventura che monta piano, nelle orme sbilenche di Stewart Miller. Quarantenne, fallito, arreso, Miller depone il sassofono mentre abbraccia la sega circolare; irriso da una moglie che non l'ama, inturgidito da eccessi di alcool, non capisce più se il proprio squallore sia sogno o realtà. La notte, durante fase Rem, lascia il suo tugurio americano e s'infila nel regno di Everville, universo epurato da qualsivoglia sofferenza. Il va-e-vieni causa alla vista di Miller certa laconicità cromatica: qui vede arcobaleno, là «cenere e lacrime». Un inesausto viaggio alle caviglie d'un santone africano per capire la verità lo porta ad affiancare figure bislacche, amici mortali, orsi parlanti. «Stai per udire la storia di un uomo valoroso che ha reso l’arte del sogno filosofia», dice il nonno-narratore al nipote; l'escamotage bolliano sulla voce onnisciente controcampo gli serve a complicare il «quadro mai appeso», dove «logica e insensatezza mescolano in un susseguirsi» tra «concreto e astratto». MENTRE un Progettista demiurgo gioca incontrastato la partita del Tempo, stravolgendone la linearità, Miller arrotola l'io fino a rintracciare a stento la morfologia del sé, fino a perdere traccia dei «calli delle proprie mani». Vicini alla follia, cotti da febbre, con interpunzioni calanti i «Suonatori di jazz» riducono il rumore di fondo per udire il motore del mondo. Ma «fu il silenzio a cantare. Ridere e ballare». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandra Tonizzo
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