14 agosto 2020

Cultura

Chiudi

01.07.2020 Tags: Mostre

UNA QUERCIA PER DANTE

La quercia sulla quale Dante salì per ritrovare la strada nel Polesine
La quercia sulla quale Dante salì per ritrovare la strada nel Polesine

Da un’idea di Sergio Campagnolo, maturata per la passione e per l’amore per un territorio, il Polesine, nasce una mostra intorno al mito e ad una Quercia che di questo mito e della mostra che poi i curatori, con il coordinamento scientifico di Alessia Vedova, hanno concretizzato, rendendo visibile e godibile il progetto ideale di Sergio Campagnolo: «La Quercia di Dante – Visioni dell’Inferno. Doré, Rauschenberg, Brand» (catalogo Arcadia Arte). Finalmente riaperta, dopo le appena 48 ore degli inizi, resterà visitabile dal venerdì alla domenica fino al 19 luglio. Il mito: Dante (anche solo a pensarlo è un mito), di ritorno da Venezia, dove era stato inviato come ambasciatore per conto di Guido II Da Polenta, si smarrisce; vede la grande quercia sugli argini delle campagne del delta del Po, vi sale; dai rami più alti scopre il campanile dell’abazia di Pomposa e ritrova la strada. La storia: la quercia, dal diametro di circa cinque metri, è già testimoniata nel 1548. Ora non c’è più: prima un fulmine nel 1976, quindi un raffica di vento del 25 giugno 2013, l’abbatté, perché anche i grandi alberi si ammalano. L’albero è stato per secoli, centro di incontri, riposo con la sua ombra, meta di pellegrinaggi quasi d’affetto, perché antico: era il simbolo di Ariano, comune del polesine, un tempo, tanto tempo fa, porto di mare raggiunto dalla via Popilia che, da Rimini conduceva ad Aquileia, voluta nel 132 a.C. dal console Publio Popilio Lenate. COSTRUIRE una mostra, chiamare a interpretarla grandi artisti di tre secoli: Dorè del XIX, Rauschenberg del XX, Brigitte Brand del XXI, per raccontare la metafisica, l’oltre natura di una quercia, rimasta a terra per 6 lunghi anni e visitata con il tremore e la tristezza con cui si visita un caro estinto, non è progetto “normale”. Per questo, al di là delle interessantissime opere esposte (tutte le 75 litografie di Doré dedicate ai 34 canti dell’Inferno della Divina Commedia, le 34 illustrazioni di Rauschenberg e le altrettante di Brigitte Brand) nella mostra, che si apre in palazzo Roncale di Rovigo con la reliquia del tronco della Quercia, davanti al lungo frottage (tecnica di sfregamento) di Miranda Greggio, realizzato direttamente sul tronco della grande quercia, titolato Cortex, e prosegue nelle lunghe sale e nel sottotetto di Palazzo Roncale, desidero prendere spunto per ricordare un altro albero, amato e famoso, amato e visitato come la Quercia di Ariano: l’Avez del Prinzep, nella selva fuori Lavarone, verso Vezzena. Alto 52 metri, con un diametro di cinque metri; meta turistica e di affetto per tutti coloro che salivano – scrivo al passato perché il 17 aprile 2018 è caduto, malato da tempo, ma le radici sono rimaste nel terreno. Dal tronco e dai rami della Quercia di Dante si sono ricavati gioielli e piccoli ricordi; dal tronco e dai rami dell’Avez del Prinzep, 5000 rotelle, che sono state siglate e vendute per trovare aiuti per la manutenzione e il miglioramento del “Sentiero dei Giganti” l’edificazione di una struttura che permetta la protezione e la conservazione delle parti che dell’Avez rimangono in loco; la salvaguardia e la tutela dei giganti verdi presenti nei boschi di Lavarone e Luserna. PERCHÉ NO una mostra, allora? Magari partendo dal grande albero di bronzo di Giuseppe Penone, che sembra sostenere i due piani delle sale espositive del MART a Rovereto; aggiungervi i grandi alberi di Paolo Vallorz (morto a Parigi nel 2017), il pittore degli alberi come di lui scriveva Giovanni Testori, le opere di altri pittori roveretani. Come vedete restiamo nei miti. E come scrive sul mito o un grande teologo e scrittore, Vito Mancuso in «Io e Dio» (Garzanti editore): «Il mito è più vero della storia. Ciò che è storico è realmente accaduto una volta, ciò che è mitico accade realmente ogni giorno. Il mito è la forma più originaria che il pensiero umano abbia elaborato per esprimere l’intuizione della verità della vita, quella verità che ci circonda … e che coincide con la logica della vita». Come questa mostra rodigina che, se ci si lascia trasportare dal mito di una quercia, la Quercia di Dante, entriamo nel mito della storia, delle nostre storie, quelle che, nei silenzi delle nostre notti, ci sussurrano i misteri della vita che è in tutto e in tutti: uomini e donne, animali, piante. Negli Alberi, con la “A”, come la Quercia di Dante con la “Q”. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco Butturini
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok