08 aprile 2020

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07.12.2019

UNICO ZANARDELLI CAMPIONE DI ETICA

Nato a Brescia nel 1826, Zanardelli morì a Toscolano nel 1903
Nato a Brescia nel 1826, Zanardelli morì a Toscolano nel 1903

Non c’è paese che non abbia una via o un edificio a lui intitolati. La figura di Giuseppe Zanardelli, saldamente intrecciata al Risorgimento e a quel tardo Ottocento che è stato fonte di tumulti ma anche culla delle democrazie moderne, è una chiave per una lettura attenta di ciò che è l’Italia oggi. Con un’attenzione particolare a Brescia. Proprio in città nasce Zanardelli nel 1826, ben presto al centro del movimento liberale nazionale in un percorso che lo porta sul palcoscenico della politica. Una parabola umana e pubblica che verrà ripercorsa nell’appuntamento dal titolo «Giuseppe Zanardelli, il Massone», atto conclusivo del ciclo «Storie Bresciane» promosso da Ctb e Centro Studi Rsi, alle 10.30 al Teatro Sociale in via Felice Cavallotti con la lezione di Roberto Chiarini e le letture degli attori Fausto Cabra e Anna Scola. CHIARINI, già professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, conduce il pubblico bresciano in una storia poco conosciuta, affrontata a partire da un inedito punto di vista. «L’ho definito massone non a fine denigratorio - spiega lo studioso -. Credo che questa prospettiva sia la più adatta a cogliere il tipo di rapporto che ha istituito con Brescia. Zanardelli in quegli anni si trova a interpretare le ambizioni di una borghesia intraprendente per realizzare una missione di modernizzazione del paese. Il fronte che fa fallire il suo progetto è formato dal mondo cattolico e contadino. Ma Zanardelli è temprato dalla vita, matura nella riflessione e nello studio. Non è un avvocato prestato alla politica, e nemmeno un politico politicante. Guarda di cattivo occhio le classi che vivono di rendita, e anche la sua riforma elettorale va in questa direzione, introducendo l’elemento dell’istruzione». Negli anni del trasformismo politico, Zanardelli è dunque un uomo di ideali. «Lotta aspramente contro De Pretis per la sua concezione della politica. Vuole la democrazia dell’alternanza. Sogna un partito che si presenti all’elettorato e in base a un patto di lealtà realizzi il suo programma». Eppure, di Zanardelli oggi si parla troppo poco. «Brescia l’ha ripagato con l’oblio. La sua villa a Toscolano Maderno è in rovina. Al piano terra erano presenti due affreschi, che raffiguravano l’amor sacro e l’amor profano: le religiose che gestirono l’edificio fecero cancellare il secondo. Il Risorgimento gode di cattiva immagine. Eppure è importante il profilo dell’etica di Zanardelli, campione della libertà» • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Malosso
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