26 ottobre 2020

Cultura

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20.09.2020

Viva l’Italia «con tutti i suoi monumenti»

Chiara Frugoni, docente e autrice di saggi, Premio Romanino 2020
Chiara Frugoni, docente e autrice di saggi, Premio Romanino 2020

A distanza di secoli, la lezione - ma sarebbe meglio dire l’anti-lezione - di Romanino continua a parlarci del ruolo dell’artista calato nel contesto della sua epoca storica. Irrequieto, geniale, capace di riscrivere le regole del tempo, è celebrato a Pisogne con la rassegna «Rabbia e fede. I volti del Romanino» nella splendida Chiesa di Santa Maria della Neve, nella quale questa sera verrà assegnato il prestigioso Premio Romanino a Chiara Frugoni, storica docente di Storia medievale nelle Università di Pisa, Roma e Parigi, autrice di numerosi saggi sulle figure di San Francesco e Santa Chiara e di studi come «La Cappella degli Scrovegni di Giotto» e «La voce delle immagini. Pillole iconografiche dal Medioevo». Cosa significa per lei questo riconoscimento? Tutte le estati della mia vita le trascorro a Solto, dove è la casa dei nonni. Conosco perciò molto bene i paesi che si affacciano sul lago d’Iseo e Pisogne in particolare. Sono molto onorata di ricevere questo premio che è un riconoscimento alla mia vita di studiosa. Nel libro Senza Misericordia, Il Trionfo della Morte e la Danza macabra a Clusone parlo a lungo degli affreschi perduti di Santa Maria della Neve di Pisogne, di cui sono rimasti interessanti disegni che ho pubblicato. Chi è stato Romanino? È un pittore talmente importante che non ha bisogno di definizioni o di ricordi. Ogni volta che un ospite viene a trovarci a Solto fra le gite immancabili c’è quella a Santa Maria della Neve. Ogni volta scopro nuovi particolari. Oggi l'arte ha ancora il compito di rappresentare il reale, di essere testimonianza? Certamente l’arte rappresenta il reale: bisogna però porre le giuste domande davanti ad una immagine. Potrà l'arte, in tempi pandemici, rappresentare una via d'uscita, uno strumento di ripartenza? Bisognerebbe non andare soltanto alle mostre, che sono eventi effimeri, ma frequentare anche i musei e conoscere tutti i monumenti di cui l’Italia è così ricca. Portiamo in noi stessi l’eredità del nostro passato, solo che dobbiamo conoscerla. Un esempio confortante: a Pisogne, pur in tempo di pandemia, è continuata la bella tradizione di questo festival. Denota una sensibilità da parte degli organizzatori per i valori della cultura che purtroppo sono stati spesso deprezzati da una certa politica. Senza passato, non c’è futuro.

Stefano Malosso
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