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20.05.2013

«Parlamentari nel libro paga delle lobby internazionali»

Il presidente del Senato, Piero Grasso, l'altro giorno a Palermo
Il presidente del Senato, Piero Grasso, l'altro giorno a Palermo

ROMA Bufera sul Parlamento per un servizio de Le Iene andato in onda ieri sera che denuncia l'eSistenza di deputati e senatori che prendono soldi delle lobby. E le polemiche sono iniziate già nel pomeriggio, dopo le prime anticipazioni giornalistiche. A prendere subito posizione è stato il presidente del Senato Pietro Grasso. «Chi sa qualcosa sui parlamentari pagati da multinazionali», ha commentato, «farebbe bene a denunciare questi comportamenti gravissimi». «Mi adopererò», ha aggiunto la seconda carica dello Stato, «per fornire agli inquirenti nel più breve tempo tutte le informazioni che riterranno utili alle indagini». «Purtroppo», ha fatto però notare, «la natura della denuncia, anonima nella fonte e nei destinatari, rende difficile procedere all'accertamento della verità. Spero quindi che gli autori del servizio e il cittadino informato di fatti così gravi provvedano senza indugio a fare una regolare denuncia alla Procura». Grasso ha poi ricordato che nel suo primo giorno da senatore ha presentato un disegno di legge su anticorruzione e voto di scambio che domani sarà all'esame dalla commissione Giustizia del Senato. «Spero», si è augurato, «che divenga presto legge dello Stato e che si possa cogliere l'occasione per introdurre nel testo un reato specifico per il traffico di influenze illecite nell'attività parlamentare». Il «padre» delle Iene, Davide Parenti, si è chiamato fuori da eventuali polemiche. «Noi abbiamo fatto il nostro mestiere, siamo riusciti a trovare qualcuno che parla», ha spiegato, «ma va detto che la questione sollevata dal nostro programma non può essere certo un fatto di cui nessuno è a conoscenza. Ovvero, come ci siamo arrivati noi, immagino, saranno stati informati da tempo quelli che lavorano nel Palazzo. Mi risulta difficile immaginare che lì nessuno sapesse». Nel servizio delle Iene un assistente parlamentare di Palazzo Madama, che preferisce restare anonimo, denuncia l'esistenza di senatori e onorevoli a libro paga di alcune multinazionali, le cosiddette lobby. L'obiettivo, spiega sempre la fonte anonima, è «far sì che quando ci sono degli emendamenti da votare, i senatori e gli onorevoli li votino a favore della categoria che paga». Le operazioni prevedono una sorta di tariffario: «Per quel che mi riguarda, conosco due multinazionali, una del settore dei tabacchi e un'altra nel settore dei videogiochi e delle slot machine, ed entrambe elargiscono una 1.000 euro e un'altra 2.000 euro ogni mese». Inoltre il servizio fa presente l'esistenza di collaboratori di senatori, i cosiddetti «portaborse», che lavorano in nero a 800 euro al mese ma che per entrare a Palazzo Madama dispongono di regolare tesserino. «Tutta colpa dell'autodichiarazione», ha commentato il questore del Senato ed esponente grillina Laura Bottici richiamando il principio dell'autogiurisdizione: «All'interno di Palazzo Madama vige la regola che si fanno le leggi, ma la legge esterna non può entrare a controllare quello che si fa all'interno del palazzo. È questo il problema grandissimo».

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