06 giugno 2020

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28.03.2020

La paura del contagio spaventa più dell’infarto «Ma il cuore va tutelato»

Pochi gli accessi per emergenze cardiovascolari come scompensi, fibrillazioni e anomalie
Pochi gli accessi per emergenze cardiovascolari come scompensi, fibrillazioni e anomalie

Lisa Cesco È reduce da una videoconferenza con la Charitè University di Berlino, dove ha spiegato ai colleghi di tutta Europa quanto sta accadendo a Brescia e come si sta affrontando l’emergenza Covid-19. Marco Metra, direttore dell’unità operativa complessa di Cardiologia degli Spedali Civili e ordinario di Cardiologia all’Università degli Studi di Brescia, nasconde bene la stanchezza, meno la preoccupazione per come si uscirà da questa crisi. Ha la testa ai suoi malati in reparto, la maggior parte positivi al Coronavirus, ma non dimentica chi esita a chiedere aiuto nonostante il cuore lanci campanelli d’allarme inequivocabili. «Dall’esplosione dei contagi c’è stato un dimezzamento degli accessi per infarto in Pronto soccorso. Addirittura nella prima quindicina di marzo abbiamo avuto l’Unità coronarica pressoché vuota, con infarti quasi a zero», analizza Metra, ed è singolare visto che il Civile è ospedale hub di livello regionale per la gestione dell’urgenza cardiovascolare. A marzo 2019 gli infarti registrati erano 23; nello stesso mese di quest’anno 10. «La riduzione dello stress dovuta all’inattività può aver contenuto qualche caso, tuttavia l’ipotesi più plausibile è che le persone continuino ad avere infarti, ma li facciano a casa, e che a orientare questa scelta sia la paura di andare in Pronto soccorso per timore di contrarre il virus». Il dimezzamento degli accessi per infarto - che rappresenta la prima causa di morte per problemi cardiovascolari - è trasversale ai diversi centri lombardi e confermato dall’indagine della Società Italiana di Cardiologia su un campione di 50 terapie intensive coronariche. Sul territorio di Ats Brescia si verificano in media 290 infarti ogni mese, di cui il 42 per cento con esito fatale. Oggi, anche a causa del superlavoro delle ambulanze per Covid-19, la famosa «ora d’oro» entro cui intervenire in caso di attacco cardiaco è sempre più difficile da rispettare con tempi di attesa del soccorso dilatati. «Osserviamo una riduzione di tutte le emergenze cardiovascolari in ospedale, dallo scompenso alla fibrillazione e anomalie del ritmo cardiaco, nei pazienti non interessati dal contagio - chiarisce il primario -. Il timore è che, passata l’emergenza, quando si analizzeranno i dati della mortalità, si possa riscontrare un aumento dei decessi per patologie cardiovascolari». IN CASO di infarto ritardare il trattamento incrementa la mortalità. L’invito è a non sottovalutare i rischi, e davanti a sintomi sospetti come oppressione toracica persistente, con dolore che aumenta se ci si muove, andare in ospedale senza indugi. «Il nostro impegno è volto a garantire la massima sicurezza ed evitare i contagi - assicura Metra -, tanto che per i pazienti che hanno chiari sintomi di infarto comunicati dal 112 abbiamo predisposto un accesso diretto alla Terapia intensiva coronarica, senza passare dal Pronto Soccorso. In reparto si è lavorato sulla divisione dei percorsi tra malati Covid e non, per proteggere i ricoverati». •

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