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19.09.2009

Dipendenti - azionisti? Metalcam da esportazione


 I relatori all'assemblea sulla Metalcam
I relatori all'assemblea sulla Metalcam

Operai ma non solo. Maestranze che si trasformano in azionisti, che dividono fatiche e utili. È il succo della ricetta Metalcam di Breno che tre anni fa, quando l'esperienza prese le mosse per iniziativa dell'amministratore delegato Mario Cocchi, fu battezzata come l' «espressione di un sentimento di riconoscenza verso i lavoratori ed il territorio». Allora il 50% dei 260 dipendenti della società acquisì il 10% del capitale sociale e il diritto di avere un proprio esponente nel consiglio di amministrazione. Ora, tre anni dopo, è tempo di bilanci per il progetto, che si realizzò sotto l'egida delle Rsu e delle organizzazioni sindacali Fim-Cisl e Fiom-Cgil, attraverso il conferimento del Tfr e di altre risorse, con la successiva costituzione di Lavoro spa che acquisì dalla Carlo Tassara il 10% delle azioni Metalcam per 15 milioni di euro. In questi mesi in cui l'occupazione sente il peso della crisi la Fim-Cisl di Valcamonica-Sebino ha indetto un'assemblea pubblica all'eremo di Bienno sul tema: «Lavoratori azionisti e democrazia: il caso Metalcam». Un dibattito a più voci con Giacomo Meloni, segretario generale della Fim-Cisl Valcamonica-Sebino; Alessandro Poni, segretario Fim-Cisl Valcamonica-Sebino; Mario Cocchi, amministratore delegato di Metalcam; Guido Baglioni, presidente di Cesos (Centro studi delle relazioni industriali) e Giuseppe Farina, segretario nazionale Fim-Cisl.
Sull'azionariato "speciale" di Metalcam vi è stata una convergenza pressochè unanime, con un unico distinguo da parte di Francesco Ballerini, che ha dissentito su alcuni aspetti dell'iniziativa. Meloni, dal canto suo, ha rivendicato «un ruolo forte e da protagonista, in collaborazione con la direzione aziendale, alla quale va riconosciuta la decisione di proporre l'azionariato collettivo», attribuendo al suo sindacato «il merito di avere colto pienamente questa opportunità lavorando con convinzione per la piena riuscita dell'accordo sindacale e per la sua gestione». Del resto, ha illustrato Alessandro Poni, si trattava di un accordo «molto avanzato nei suoi principi».
Ma a tre anni di distanza come viene valutato l'accordo dai suoi principali «azionisti»? Da un questionario distribuito fra i dipendenti e ancora in fase di elaborazione emerge, accanto ad una certa soddisfazione per il progetto e ad una sostanziale fiducia nell'azienda, l'esigenza di una maggiore informazione. «I primi passi importanti sono stati fatti - ha concluso Poni -. Ora dobbiamo continuare con convinzione, quella convinzione diffusa della proprietà, della direzione, delle Rsu, dei lavoratori». Mario Cocchi ha rifatto un poco la storia dell'azionariato diffuso in Metalcam e ha spiegato cosa si aspetta l'azienda dall'esperienza in corso: «Lo spirito con cui e per cui è nata ci farebbe solo dire il miglioramento economico e culturale delle nostre maestranze, ma nella consapevolezza che ciò sarebbe riduttivo, aggiungo che ciò che abbiamo fatto lo riteniamo un seme dal quale auspichiamo ne nascano tanti altri ancora, e che unitamente al tempo che necessita possa un giorno modificare in meglio il rapporto fra lavoro, prestatore di lavoro e datore di lavoro. L'auspicio è che si continui a lavorare tutti insieme e con sempre maggiore attaccamento alla propria azienda, intesa come bene comune». E in questi tempi non è poco.

Luciano Ranzanici

Luciano Ranzanici
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