martedì, 21 maggio 2019
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29.10.2011

Il Tar ferma la cattura dei richiami vivi


 Richiami in gabbia: il Tar ferma le catture
Richiami in gabbia: il Tar ferma le catture

È un weekend di intenso lavoro quello che attende i bresciani impegnati nella gestione dei 18 impianti per la cattura di uccelli vivi attivati nella nostra provincia. Ma non per l'arrivo di una intensa ondata migratoria: i roccoli devono essere smantellati; le reti devono essere abbassate per effetto della sentenza che segna un punto a favore del mondo animalista. Il Tar di Brescia ha infatti accolto una istanza presentata dall'avvocato Claudio Linzola per conto della Lega per l'abolizione della caccia, e con un decreto cautelare urgente ha disposto, giovedì, la sospensione della delibera della giunta provinciale che in settembre aveva dato il là alla cattura di decine di migliaia di futuri uccelli da richiamo.
Si chiamano «presicci», i volatili selvatici destinati a restare in gabbia per attirare gli altri uccelli attorno ai capanni da caccia. E la delibera del Broletto aveva destinato a questo scopo ben 19 mila e 612 esemplari tra allodole, tordi, merli e cesene.
Non è dato sapere quanti ne sono già stati catturati, ma comunque la Lac festeggia per il risultato ottenuto e spara - metaforicamente - sulle scelte politiche di Regione e Provincia: «È incredibile che nonostante un censimento ufficiale certamente in difetto abbia già registrato oltre 206 mila richiami vivi nelle mani dei capannisti bresciani - commenta l'associazione -, senza dimenticare l'alto numero di uccelli di cattura illegale che le polizie ambientali rilevano attorno agli appostamenti, ci si ostini a violare così sfacciatamente la Direttiva comunitaria 147 del 2009 sulla tutela dell'avifauna».
Il regolamento in questione è stato fatto proprio dai giudici del Tar nel determinare la sospensiva, e come ricorda sempre la Lac «ammette solo lo sfruttamento giudizioso di piccole quantità di animali, in condizioni rigidamente controllate e in mancanza di alternative. Niente e che vedere con il saccheggio degli uccelli migratori che avviene nei roccoli con la benedizione della Provincia e che la Lac segnalerà nuovamente alla Commissione europea per le relative procedure di infrazione».
A rincarare la dose provvede poi l'associazione europea Cabs (Committee against bird slaughter), ricordando che i roccoli bresciani sono «terreno di caccia» delle polizie ambientali (con il Noa della Forestale in testa): il ritrovamento negli impianti di esemplari vivi e morti di avifauna protetta ha portato a sette denunce a carico dei gestori negli ultimi quattro anni.

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