sabato, 06 giugno 2020
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29.06.2011

Lite e spari al ristorante
uccide il lavapiatti 19enne

Gli investigatori poco dopo il delitto al "Gattopardo" di Desenzano
Gli investigatori poco dopo il delitto al "Gattopardo" di Desenzano

Desenzano. Un diciannovenne freddato subito dopo essersi licenziato: un giovane marocchino, da sei anni in Italia e in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno, riverso senza vita sul tappeto della veranda del Gattopardo, il ristorante del lungolago Cesare Battisti di Desenzano proprio accanto alla banca rapinata la scorsa settimana. Cinque colpi, forse sei, che Gioacchino Farruggio, padre del titolare del locale, ha sparato dopo aver ricevuto la visita del giovane marocchino e di V.D.G, 41 anni (la polizia ha preferito non rendere noto le generalità complete della donna), consulente del lavoro che doveva curare la cessazione del rapporto tra le due parti.
PER IMAD El Kaalouli non c'è stato nulla da fare: il lavoro dei soccorritori, gli occhi carichi di speranza mista ad angoscia dei bagnanti attirati dagli spari e assiepati a una ventina di metri dal corpo del nordafricano, non sono bastati per consentirgli di vincere la battaglia con la morte. Il giovane, da cinque mesi lavapiatti nel ristorante desenzanese, ha cessato di vivere attorno alle 17 quando il suo cuore ha ceduto definitivamente all'emorragia provocata dai proiettili esplosi da una calibro 7.65 illegalmente detenuta dall'omicida, un uomo di 46 anni appena compiuti e padre del titolare dell'esercizio pubblico, Giuseppe Farruggio.
La tragedia che ha scosso Desenzano in un tradizionale pomeriggio estivo è andata in scena attorno alle 16.15: Imaad, lavapiatti del ristorante, ha un colloquio con Gioacchino Farruggio per definire la cessazione del proprio rapporto di lavoro. A quanto pare il ragazzo straniero avrebbe chiesto quanto gli spettava rimarcando la sua volontà di smettere di lavorare alla fine del mese, in piena stagione estiva.
Al tavolo, oltre al 46enne siciliano, c'era anche la consulente del lavoro, necessaria per espletare le pratiche tecniche delle dimissioni. Seduti in un tavolo all'interno, i tre parlano, gli animi si scaldano e non è dato sapere se l'accordo venga raggiunto.
Ad un certo punto la svolta, violenta e tragica: Imaad si alza, accanto a lui la consulente, con l'intenzione di andare verso il suo motorino beige parcheggiato in strada, fronte lago. Qualche ora di riposo, forse proprio in spiaggia, prima di rimettersi al lavoro per il servizio serale. Improvvisamente, tra l'interno e l'esterno del Gattopardo, vengono esplosi cinque, forse sei, colpi di pistola che raggiungono il diciannovenne alla schiena facendolo crollare all'esterno, sotto la veranda che protegge i tavolini dal sole. Un colpo, di rimbalzo, ferisce lievemente la consulente del lavoro che in seguito sarà trasportata all'ospedale di Desenzano con una ferita non grave. Per Imaad El Kaalouli invece i sogni di una vita italiana svaniscono in un convulso tentativo di rianimazione.
ALCUNI BAGNANTI sentono i botti, capiscono quanto accaduto e chiamano il 118 e la Polizia che durante l'estate effettua un servizio continuo di pattugliamento sul lungolago. Sul posto arrivano anche i Carabinieri di Desenzano e la Polizia Locale che si occupa di isolare l'area della sparatoria ed evitare che il traffico si blocchi completamente. I sanitari cercano di salvare il giovane ma ogni tentativo risulta vano. Lo capiscono i ragazzini e i turisti assiepati sul marciapiede di fronte quando vedono i medici alzarsi e comparire un telo bianco. Su un tavolo poco distante il pianto a dirotto della moglie dell'omicida. I poliziotti, lo fermano senza nemmeno doverlo rincorrere. Lo trovano seduto ad un tavolo all'interno del locale, si lascia prendere, viene portato in commissariato in via Dante Alighieri per dare la sua versione dei fatti. Ai poliziotti, avrà dovuto rendere anche conto del possesso di un'arma che non poteva detenere.
Alle 18, due ore dopo l'omicidio, i curiosi cominciano a diradarsi e la Polizia porta in commissariato anche Giuseppe Farruggio, il figlio. Passa poco e arriva anche il sindaco appena dopo la conclusione della Giunta: dopo di lui lo zio della vittima e dei suoi amici. Vorrebbero vedere il corpo che viene portato via solo dopo che il pm Claudia Moregola ha dato il benestare. È l'epilogo di una assurda giornata di sangue.

Daniele Bonetti
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