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10.06.2011

Uova contaminate da diossina ora indaga anche la Regione


 Il sindaco Giuseppe Orizio
Il sindaco Giuseppe Orizio

A otto mesi dall'esplosione del caso, la Regione ha deciso di indagare sulle cause delle uova alla diossina scoperte in sei allevamenti domestici privati della provincia. Con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lombardia è diventata dall'altro ieri operativa la mozione presentata dal leghista Alessandro Marelli e approvata dal consiglio del Pirellone che impegna l'ente a varare nuovi controlli e analisi.
Anche se non risparmia un altro affondo alla Asl, esprime soddisfazione il sindaco di Castegnato, il paese dove i rossi tuorli delle ovaiole ruspanti dell'azienda agricola Gottardi contenevano concentrazioni di diossina fino a 5 volte superiori i limiti di legge. «Apprezzo che ci siano nuovi controlli - osserva Giuseppe Orizio - ma devo esprime tutta la mia delusione perché da metà febbraio, dopo che siamo venuti a conoscenza del fenomeno da un quotidiano locale, non ho più avuto nessuna informazione da parte dell'Asl. Non so se sul mio territorio stanno mangiando ancora uova alla diossina».
A fare le analisi dei terreni ci penserà Arpa Brescia, che però dovrà avere anche i mezzi economici e gli strumenti per affrontare queste indagini suppletive. Quindi la volontà politica del consiglio dovrà in tempi brevi essere sostenuta economicamente dall'assessorato all'Ambiente. Ma i tempi a dire il vero restano un'incognita.
POLLAI E INDUSTRIE. Gli allevamenti privati di Castegnato, Ospitaletto, Montirone, Brescia, Sarezzo e Casto si trovano tutti nelle vicinanze di grandi siti industriali, soprattutto impianti siderurgici. Non è un caso che le indagini Asl fossero andate a cercare pollai così vicini alle industrie: glielo aveva imposto un anno fa la direzione regionale Sanità, per indagare le possibili ricadute inquinanti dell'industria sulla filiera agricola. Ora: le uova inquinate si sono trovate nella nostra provincia, come in quella di Mantova e Pavia (un pollaio sospetto è vicino all'inceneritore di Parona).
Ma sulle possibili cause la risposta dell'Asl di Brescia è stata quanto meno semplicistica: la colpa dell'inquinamento sarebbe da imputarsi «alle scorrette pratiche agronomiche» degli allevatori: piccoli roghi di sacchi di plastica e legno verniciato sui terreni dove razzolano le galline, dispersione di oli, plastiche, polistirolo, l'utilizzo di mangiatoie in plastica. Ora invece, grazie alla Regione verranno approfondite le potenziali ricadute delle industrie vicine ai pollai privati.
L'ARPA DI BRESCIA, per bocca del suo direttore Giulio Sesana si dice disponibile a mettersi subito al lavoro.
«L'Asl ha evidenziato che in molti di questi allevamenti ci sono delle pratiche agronomiche scorrette - osserva Sesana -, ma indubbiamente ci sono aspetti di carattere territoriale che vanno approfonditi, a partire appunto da quelle zone della provincia dove insistono determinate realtà industriali. Ricordo che da tempo stiamo indagando le ricadute in termini ambientali delle aziende siderurgiche bresciane. Abbiamo iniziato con Odolo, siamo passati all'Alfa Acciai e adesso proseguiamo su altre zone della provincia, senza paura di dover nascondere nulla». Vero è che tutte queste analisi suppletive richiedono risorse umane e strutturali che si traducono in maggior costi.
«Spero che la Regione provveda a fornire una copertura economica alle indagini suppletive richieste dalla mozione» conclude Sesana.

Pietro Gorlani
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