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05.10.2010

Via ad un «tavolo» in Broletto:
trattativa dura per quei Soli

La scuola di Adro intitolata a Miglio e ricca di «Soli delle Alpi»
La scuola di Adro intitolata a Miglio e ricca di «Soli delle Alpi»

Prefettura di Brescia ore 20, gruppo di famiglia in un interno: il padre severo, il figlio discolo e la madre conciliante. Inizia così, nelle austere sale di Palazzo Broletto la fase due della ormai lunga storia dei «Soli delle Alpi» sulla scuola dell'obbligo di Adro. Inizia la fase più complessa: dopo le polemiche, le manifestazioni di protesa, l'ultimatum del Ministro dell'Istruzione, l'approdo a più miti consigli del sindaco Oscar Lancini, arriva il momento della trattativa con un tema di fondo non secondario, chi paga la bonifica?
E la madre di tutte le domande è echeggiata ieri pomeriggio anche nell'ufficio del Prefetto, Livia Narcisa Brassesco Pace, dove per due ore si sono confrontati il «padre severo» (a nome del Ministro dell'Istruzione il dirigente scolastico regionale Giuseppe Colosio e quello provinciale Maria Rosa Raimondi) e il «figlio discolo» Oscar Lancini, sindaco di Adro, comparso quasi a sorpresa in quell'incontro che all'inizio sembrava solo tra quelli che un tempo erano chiamati i "provveditori agli studi" e la rappresentante a Brescia del Governo. La «madre conciliante» di quel gruppo di famiglia che all'ora dei tg della sera si è presentato davanti ai cronisti dopo due ore di discussione (le prime di una serie che non si profila brevissima).
«Questo è un primo incontro - ha spiegato il prefetto - che ha lo scopo di affrontare la razionalizzazione dei "Soli delle Alpi" che hanno costituito una criticità nella scuola di Adro. Il percorso non si è ancora definito. Il nostro interesse è quello di arrivare nel più breve tempo possibile ad una compenetrazione delle esigenze delle parti che soddisfi tutti». Livia Narcisa Brassesco Pace è una «madre conciliante», l'arbitro di una partita difficile, ma è anche una madre esigente, che vuole innanzitutto il silenzio fino a quando non si potrà scrivere la parola fine a questa telenovela che ha fatto discutere l'Italia. «Ho chiesto alle parti di non rilasciare dichiarazioni fino a quando la trattativa non sarà conclusa e mi è stato assicurato che sarà così» spiega la «mamma conciliante» davanti al «figlio discolo» che da giorni, dopo una prima ubriacatura mediatica, ormai fa squillare a vuoto il cellulare, e al «padre severo» che sul tema non è mai stato prodigo di particolari, nel solco tracciato dai silenzi e dalle parole talvolta un po' stizzite del ministro Gelmini.
Inutile anche cercare di capire qualcosa di più sul termine «razionalizzazione», che non è proprio sinonimo di cancellazione completa dei simboli dalla scuola, o sul nodo delle spese per la bonifica. «Chiedete e non vi sarà detto» lascia intendere con un sorriso cortese il Prefetto. Almeno per ora.
«Questa è una trattativa - spiega Livia Narcisa Brassesco Pace -. In queste stanze se ne sono fatte tante, da quelle sindacali a quelle sociali. Il mio compito è mediare, di mettere d'accordo le parti. Stiamo lavorando per questo. Avremmo voluto bruciare i tempi, ma sono necessari altri incontri».
Forse ha ragione il Prefetto: quella iniziata ieri è una delle tante trattative sindacali che sono passate per queste stanze. Solo che gli «esuberi» non sono operai, ma 700 sgargianti «Soli delle Alpi» che profumano di Lega Nord.

Marco Toresini
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