lunedì, 22 aprile 2019
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20.03.2019

Avanspettacolo al Broletto

Una commedia degli equivoci? No. Quella andata in scena in Broletto non ha nulla della commedia degli equivoci. L’unico equivoco è quello in cui è incappato Delrio quando ha promosso la legge che porta il suo nome e che, figuriamoci, molta gente pensa abbia cancellato le Province. Non le ha cancellate, è inutile dirlo, non era sua intenzione. Voleva lasciare alcune funzioni amministrative, e togliere di mezzo la politica, risparmiando sugli organismi elettivi. Ad assistere allo spettacolo - avanspettacolo, dozzinale - di questi giorni in Provincia, si capisce che la legge Delrio non ha tolto proprio nulla. Il Consiglio provinciale non costa più i soldi che si spendevano per le elezioni. E allora? Tanto non si colma il buco della spesa pubblica così. La politica che Delrio ha cacciato dal Palazzo, o si è illuso d’averlo fatto, è rientrata dalla finestra. Ed è stato un rientro in grande stile. Dunque, la commedia più che degli equivoci è dell’assurdo. E le vicende di queste ore in Broletto ne sono una spettacolare conferma. La conferma che la politica, del genere più politicante che non immaginereste neppure calandovi nel sottofondo della Prima Repubblica, invece di eclissarsi dalle Province, per assurdo appunto, ha alzato la testa, si è fatta più arrogante, più pervasiva. E per fortuna che erano solo 2.343 gli elettori, tutti sindaci e consiglieri comunali, un elettorato a suo modo ideale, addetti ai lavori, gente non facilmente suggestionabile come il popolo sovrano, che ultimamente si diverte pure a ingannare i sondaggisti più esperti. Nonostante l’esiguo elettorato nelle elezioni del Consiglio provinciale si è visto di tutto. Liti e dubbi sulla regolarità dei risultati come in una repubblica caucasica dopo anni di guerre tribali, il sindaco di Brescia che minaccia punizioni trasversali in caso di ribellione agli ordini di scuderia, consiglieri Pd che di questi ordini non sono neppure stati informati, due sindaci che si accapigliano per l’ultimo posto in Consiglio e trascinano la lite al Tar e forse in Procura, le schede riaperte solo perché lo chiede un candidato, i voti riconteggiati senza testimoni, proclamazioni fatte e rimangiate, guerre di correnti... Ma Delrio sapeva quel che stava facendo?

EUGENIO BARBOGLIO
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