lunedì, 19 agosto 2019
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20.01.2019

Così non si investe sui nostri giovani

Dopo mesi di discussioni, le pensioni a quota 100 e il reddito di cittadinanza hanno preso forma. Per comprendere le implicazioni per la finanza pubblica della riforma, occorre ricordare che la pensione di quanti usufruiranno di quota 100 sarà erogata in parte con il metodo contributivo e in buona parte con il metodo retributivo. Il primo prevede che, a seguito di un pensionamento anticipato, l’incremento di spesa dovuto al fatto di pagare la pensione per un numero maggiore di anni sia compensato nel tempo da una riduzione dell’ammontare della pensione. Una compensazione non presente nel metodo retributivo. È quindi la presenza di una parte di pensione retributiva a determinare il «vero» costo del provvedimento per la finanza pubblica, e di conseguenza l’ammontare delle risorse distribuite ai beneficiari della riforma e fatte pagare alla collettività. Ovviamente è legittimo che un intervento di politica economica redistribuisca le risorse tra diverse categorie di soggetti. È tuttavia altrettanto legittimo chiedersi se sia opportuno distribuire risorse a soggetti che, avendo una pensione calcolata in buona parte con il metodo retributivo, godono mediamente di una copertura pensionistica maggiore rispetto alle generazioni che andranno in pensione in futuro in base al solo metodo contributivo. Inoltre, il fatto di destinare maggiori risorse alla previdenza va valutato all’interno del quadro generale della spesa pubblica, già sbilanciata verso il comparto pensionistico a discapito di voci come istruzione, lavoro e sostegno al reddito. In linea con questo quadro generale pare il secondo provvedimento del governo, ossia il reddito di cittadinanza, che vuole combinare sostegno al reddito e politiche attive per il mercato del lavoro. Tuttavia, la declinazione concreta dell’intervento lascia spazio a una serie di criticità importanti che avrebbero richiesto un approccio più graduale, partendo da un’attenta valutazione e una progressiva estensione degli strumenti già esistenti come il reddito di inclusione.

di ALESSANDRO SOMMACAL
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