lunedì, 25 maggio 2020
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22.05.2020

Giocarsi il futuro per un pirlo

Siamo da capo, dunque non capiscono. I ragazzi tornano a riempire le piazze, i locali dell'aperitivo, anche nelle città che sono state travolte dall'epidemia, come Brescia e altri centri della Lombardia. I sindaci, come Sala, e i presidenti di Regione, come Fontana e Zaia, giustamente s'infuriano: «Allora le migliaia di contagiati non vi restano nella memoria? Volete fare il bis, averne altre migliaia?». Più volte, in questi giorni, ci è capitato di vedere assembramenti assurdi di ragazzi e ragazze nei bar all'aperto, per la movida bresciana o milanese o per lo spritz veneto, allegri, ridenti o sorridenti, a distanza ravvicinata, senza mascherina (il che è male) o con la mascherina abbassata (il che è ancora peggio, secondo il presidente della Puglia, perché sta a dimostrare che sai bene che devi indossare la mascherina, e te l'agganci dietro le orecchie, per fingere di rispettare le regole, però delle regole te ne freghi e la mascherina la tieni abbandonata e pendula come un ciondolo, in atto di sfida). C'è proprio una separazione, tra noi padri e i nostri figli. Viviamo in due mondi incomunicanti. Noi spaventati dalla diffusione di questo invisibile nemico della nostra vita, contro il quale non abbiamo nessuna difesa se non quella di non entrare in contatto, e i nostri figli che sfidano le nostre paure e le raccomandazioni della scienza, ed escono a frotte e formano gruppi e fanno baldoria, e si stanno vicini, e si respirano addosso... Perché? Solo per stare insieme? Sì, solo per stare insieme. Dunque stare insieme è importante? Sì, per loro è importante. È il senso della giornata, è il senso della vita. La vita per loro è vicinanza, stare insieme. La separazione, star lontani, è una punizione mortale. Non è che nella «Milano da bere» si son bevuti il cervello, non è neanche che vogliano bere: loro vogliono stare uniti. Non è che ci disobbediscano perché sono nostri nemici, è che istintivamente si trovano (...)

FERDINANDO CAMON
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