lunedì, 25 gennaio 2021
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29.11.2020

I divieti per il virus e il senso del Natale

È sbagliato aspettare i dati del Covid di una giornata per decidere cosa fare la giornata dopo. Bisogna mettersi in testa che questa sarà una lotta lunga, che si combatte più con la cultura di fondo che con le direttive giornaliere. Il Natale è un periodo breve, importante per la nostra società, è il perno e l’inizio, tutto comincia da ciò che il Natale ricorda e tutto ci ruota intorno. Ma noi abbiamo creato la civiltà dei consumi e non riusciamo più a festeggiare niente se non consumiamo, consumare è il nostro modo di stare insieme. Il Natale è il clou della nostra civiltà. Intendendola sia come civiltà cristiana che come civiltà dei consumi. È il giorno più costoso dell’anno, nel senso che spendiamo in regali più soldi che in ogni altro giorno. Quel giorno può raddrizzare o far barcollare da solo l’industria della nostra nazione. Dentro di noi, inconsciamente, ci aspettiamo che governo e Regioni consentano che il Natale di quest’anno somigli il più possibile ai Natali passati. Se gli somiglia, vuol dire che dall’epidemia che ci isola e ci immiserisce stiamo uscendo. È così? No. La gente è così stressata dal distanziamento, dall’evitare bar e supermercati e negozi, dalla mascherina, aspetta con così tanta ansia un segnale di liberazione da queste pastoie, che se le autorità autorizzano un minimo di shopping, si scatenano assalti e si formano assembramenti. E poi li pagheremmo a caro prezzo. Le attenzioni che abbiamo adesso, compresa la mascherina, non è escluso che dovremo seguirle fino alla fine del ’21. Speriamo di liberarcene prima, ma è chiaro che più le seguiamo adesso, più presto ce ne liberiamo. L’istinto al rilassamento è forte ma anche pericoloso. I governi nazionale e regionale non devono badare alla nostra voglia e al nostro istinto, ma alla nostra salute. E noi, popolo dobbiamo tenerne conto. Un Natale più vicino alla salvezza sarà un buon Natale.

di FERDINANDO CAMON
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