lunedì, 25 gennaio 2021
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23.11.2020

Immunizzare
anche l'economia

Inizia la messa a punto dell'organizzazione dedicata alla vaccinazione di massa anti-Covid. Il governo ha annunciato che la somministrazione sarà avviata da centri di distribuzione controllati a fine gennaio. L'autorità europea dei medicinali sta valutando l'autorizzazione di almeno tre vaccini. La Commissione, infatti, ne ha prenotati 1,2 miliardi per una popolazione residente nell'Ue attorno ai 400 milioni, considerando una prima inoculazione e poi un richiamo per alcuni tipi, tenendo un margine di riserva ampio. Poiché il vaccino è non solo un salvavita, ma anche un salva-economia, ora è il momento di includere l'analisi delle prassi sanitarie entro i requisiti economici affinché le prime siano più adatte ai secondi. È ovvio che prima si raggiungerà una sufficiente immunizzazione di massa e prima ci sarà la ripresa, attutendo per via «naturale» di mercato il fabbisogno di sostegni pubblici d'emergenza pericolosamente a debito, così riducendo il numero di fallimenti d'impresa e di conseguente aumento della disoccupazione e di insolvenze a carico del sistema bancario. Ma è meno ovvio considerare le soglie di utilità: per i settori che valgono circa il 20-25% del Pil italiano, è vitale che entro marzo-aprile 2021 vi sia una massa sufficiente di clienti immunizzati. Il resto dei produttori di Pil, in particolare l'export manifatturiero, sta tenendo, ma ha un limite: se il mercato europeo e in parte quello globale non torneranno dinamici entro l'estate c'è il rischio di una spirale depressiva. Pertanto il piano sanitario Ue ed italiano dovrebbero accelerare, generando uno standard globale, materia in cui l'Italia è rilevante perché presiede il G20. Ma il punto chiave per l'economia è il certificato di vaccinazione individuale costruito in modo tale da rendere certi gli accessi delle persone a mezzi di trasporto, a luoghi di lavoro e di servizio. E tale certificato dovrebbe essere riconosciuto a livello globale.

CARLO PELANDA
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