venerdì, 20 settembre 2019
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11.09.2019

L’Italia alla guida dei conti d’Europa

Con la nomina di Paolo Gentiloni sulla poltrona prestigiosa di Commissario per gli Affari Economici, l’Italia è di fatto promossa nella serie A del vecchio Continente. Dopo essere per molti mesi ad un passo non solo dalla «retrocessione», con la spada di Damocle della procedura di infrazione, ma anche dell’isolamento. Ora, invece, entriamo di prepotenza nella stanza dei bottoni di Bruxelles che controlla l’andamento dei conti pubblici di tutti i partner del vecchio continente. Per uno dei Paesi più indebitati del mondo e da sempre «sorvegliato speciale» per l’andamento del deficit, è quasi uno «schiaffo» a tutti coloro che hanno sempre considerato l’Italia un Paese inaffidabile. E, invece, il piccolo- grande miracolo della nomina di Gentiloni, arrivato nel giorno della fiducia al governo Conte anche in Senato, è frutto di due fattori. Primo: il duro lavoro diplomatico portato avanti negli ultimi mesi dal premier Conte. Secondo, il cambio di maggioranza dell’esecutivo che ha portato all’opposizione la forza più antieuropeista e sovranista, quella di Salvini. Probabilmente, con un candidato leghista, difficilmente l’Italia avrebbe avuto una delega di peso. Con l’esecutivo giallo-rosso, invece, la musica è cambiata. Attenti, però, ai facili entusiasmi. Il lavoro di Gentiloni a Bruxelles non sarà per nulla facile. Dovrà allontanare il sospetto di essere troppo accondiscendente con i Paesi più deboli, come l’Italia senza, tuttavia, cadere nella trappola opposta, quella di essere più duro del dovuto. Una posizione scomoda, simile a quella del presidente della Bce, Mario Draghi, quando ha adottato le misure anti-recessione imbracciando il bazooka del Quantitative Easing (l’acquisto massiccio di titoli pubblici). Ora, l’esecutivo comunitario, si trova ad affrontare un tornante molto simile, con le ombre della recessione che si allungano su quasi tutto il Vecchio Continente. Perfino la Germania, tradizionale locomotiva dell’Europa, ha rallentato il passo. Non a caso, nelle ultime settimane, perfino a Bruxelles sembra essere caduto il tabù del deficit e c’è chi parla di una revisione del Patto di Stabilità. Un percorso complesso, articolato che, paradossalmente, toccherà proprio a Gentiloni guidare non solo con la sua pazienza e con le sue notevoli doti diplomatiche, ma anche dimostrando rigore e imparzialità. L’Italia, insomma, non deve aspettarsi né sconti né trattamenti di favore. Ma l’Europa dovrà anche dimostrare di non essere più succube di un’austerity costruita su misura per i Paesi più forti.

di ANTONIO TROISE
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