venerdì, 20 settembre 2019
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04.08.2019

La nuova svolta del Cavaliere

L’autunno del patriarca si sta consumando d’estate. Alla vigilia degli 83 anni, Silvio Berlusconi scuote il suo partito sperando di invertirne il declino politico ed elettorale. Ma la mossa a sorpresa ha già provocato l’addio di Giovanni Toti e il non ci sto di Mara Carfagna, gli appena nominati e subito spodestati due coordinatori che dovevano rilanciare Forza Italia. Né l’uno né l’altra hanno gradito la scelta di un coordinamento di presidenza fatta dal Cavaliere a loro insaputa, così come la virata al centro e la rinominata Altra Italia per una formazione che, nella sua storia dal 1994 in poi, ha sempre rivendicato e rappresentato il versante di centro-destra alternativo alla sinistra. Il fatto è che da quelle parti ormai regna incontrastata la Lega di Matteo Salvini. E persino il più piccolo, ma in crescita Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni s’appresta a sorpassare, secondo i sondaggi, l’un tempo egemone Forza Italia. Ecco, allora, che Berlusconi ha sentito la necessità di ritagliarsi un nuovo spazio di mediazione politica, in Italia e in Europa, per condizionare la Lega, spingendola a moderare la sua politica. Ma soprattutto a mollare la maggioranza gialloverde. Per governare, invece, di nuovo insieme, come avviene in molte regioni guidate dalla più coesa - dice Berlusconi - coalizione di centrodestra. Ma per convincere il sempre più da lui ostentatamente distante Salvini, il Cavaliere vuole prima riaffermare, col piglio di padre e padrone di Forza Italia, che farà un congresso, ma che non si sottoporrà alle primarie richieste a gran voce da Toti il fuggitivo. In pratica, col gesto di chi si riprende in mano il partito mai peraltro abbandonato, Berlusconi rivela di non avere né volere successori. Come, del resto, conferma la lunga lista di indicati o autoproclamati delfini usciti o messi alla porta negli anni: da Casini a Fini, da Alfano a Fitto. Un quartetto al quale ora s’aggiunge Toti, che potrebbe essere seguito da un gruppetto di parlamentari anch’essi favorevoli a svoltare a destra, anziché barcamenarsi in un centro dall’anima «liberale, riformista e cattolica» evocato per spiegare il perché della repentina Altra Italia. In realtà, nel tempo che passa, populismo divora populismo. Il movimento nato come Forza Italia proprio per interpretare in politica fin dal nome il sentimento più popolare tra gli italiani nello sport, ora si trova scavalcato sul campo dalla Lega del «prima gli italiani».

di STEFANO VALENTINI
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