mercoledì, 18 settembre 2019
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15.08.2019

Sbarchi, i decreti che non risolvono

Ennesimo appello di una nave Ong - stavolta spagnola - per far sbarcare in Italia 147 migranti, ed ennesimo braccio di ferro politico e giudiziario per impedirlo oppure autorizzarlo. Per le ragioni di «eccezionale gravità e urgenza» invocate dai responsabili dell’imbarcazione, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha sospeso quel divieto d’ingresso della nave Open Arms in acque italiane che era stato decretato dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Ma il Viminale non ci sta e annuncia immediato ricorso al Consiglio di Stato, perché la nave s’è trattenuta in acque di competenza libica e maltese «e ha fatto sistematica raccolta di persone con l’obiettivo politico di portarle in Italia». Se Salvini conferma il suo no («mai sarò complice dei trafficanti umani»), il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, gli chiede di consentire almeno lo sbarco dei minori. E il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, invia subito una nave militare per prenderli in consegna. L’irrisolta questione dell’immigrazione, che ancora una volta vede l’Italia lasciata sola dall’Unione europea, diventa così una contesa a due, anzi, a quattro: fra Salvini e la magistratura da una parte, fra il Viminale e Palazzo Chigi e la Difesa dall’altra. Ciascuno con una posizione ferma, ma contrapposta, sull’onda, letteralmente, di gente in mare da tredici giorni con liti per il cibo e col peggioramento sia della situazione igienico-sanitaria a bordo, sia delle condizioni meteorologiche: ecco perché il Tribunale amministrativo regionale del Lazio è intervenuto per un’accoglienza nel porto più vicino e sicuro in Sicilia. Ma come in tutti i casi precedenti, a cominciare dal più controverso che di recente vide protagonista la tedesca Carola Rackete alla guida della Sea Watch 3 (col gip di Agrigento che annullò la richiesta di arresto della Procura a sua volta ricorsa in Cassazione), anche la vicenda Open Arms scatena polemiche fortissime. E intanto un’altra imbarcazione con decine di migranti, la norvegese Ocean Viking per conto di Ong francesi, si trova in condizioni critiche nel Mediterraneo. Ma il fenomeno non si ferma coi decreti ministeriali né coi verdetti della magistratura. Tantomeno delegandolo dall’Europa all’Italia. Come se la politica fosse incapace di coniugare legalità e solidarietà, dividendo fra le ventotto nazioni dell’Unione il compito di agire con responsabilità e compassione. Prima che sia troppo tardi per tutti.

STEFANO VALENTINI
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