domenica, 17 novembre 2019
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11.07.2019

Se in terza media si ignora l’italiano

È un dato allarmante: i ragazzi che alla fine delle scuole medie non raggiungono il cosiddetto «livello minimo di adeguatezza stabilito dalle linee guida nazionali» per il possesso della lingua italiana, sono il 30% nel Nord Ovest, il 28% nel Nord Est, il 40 al Sud, e il 46 nelle isole. Se qualcuno si esalta pensando che nel Nord Est c’è la percentuale più benevola, e che quindi andiamo meglio che altrove, facciamogli osservare che non è il caso: si tratta della lingua madre, e il possesso della lingua madre costituisce la struttura della personalità, ha a che fare con la capacità di esprimersi, di stabilire un rapporto con gli altri e con il mondo, e in definitiva con se stesso. Chi non sa bene la lingua madre è necessariamente confuso. Quindi manipolabile. Un cattivo cittadino. Darà uno scarso contributo all’elaborazione della morale comune, della politica, e in definitiva, per usare la parola che comprende tutto, della storia. È dunque una notizia spiacevolissima. Tanto più che riguarda in prospettiva il nostro domani: questi sono ragazzi che escono dalla scuola media oggi, il loro contributo di uomini lo daranno domani, ma se la loro base è questa, sarà un contributo incerto e rinunciatario. Essenzialmente la scuola media dovrebbe insegnare proprio questo: a parlare e a scrivere, spiegandosi bene e facendosi capire. Vivere spiegandosi e facendosi capire vuol dire vivere in relazione. Più scarsa è la capacità di espressione, più debole è la relazione. Se il possesso della lingua è più insicuro al Sud e nelle Isole, che già denunciano un distacco dalle regioni più avanzate della nazione, che sono al Nord, vuol dire che questo distacco si sta incrementando: fra qualche anno sarà più grave. Non c’entra niente la presenza di alunni stranieri, perché questa è scarsa nel Sud e concentrata nel Nord, e poi per loro l’italiano non è la lingua materna, e non ha a che fare con la loro identità, anche se naturalmente, per entrare ed integrarsi, la chiave è la lingua. Per i ragazzi stranieri l’italiano è una lingua straniera, come per i nostri ragazzi l’inglese. Ed ecco la conferma del dislivello di applicazione: in inglese gli stranieri fanno meglio degli italiani. Non abbiamo scappatoia: il rapporto di studio e di apprendimento della lingua italiana da parte dei ragazzi italiani della scuola media è scarso, il che vuol dire che è scarso il loro apprendimento del passato e il contributo al futuro. Sono anni che le manovre dimenticano l’istruzione. Ed ecco le conseguenze.

di FERDINANDO CAMON
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