venerdì, 19 luglio 2019
CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

15.03.2019

Se la vendetta web arriva in Camera

Circolano in rete foto che ritrarrebbero una deputata grillina, Giulia Sarti, in pose, diciamo così, hot. Per la verità non è certo che sia lei, perché la ragazza delle foto mostra dei tatuaggi che la deputata grillina, dicono quelli che la conoscono, non ha. Il materiale fotografico però viene spacciato per autentico, e attraverso Whattsapp ha una circolazione vorticosa. Ormai se lo sono scaricato quasi tutti i colleghi della Sarti, i politici, ma anche molti giornalisti, della stampa e della tv. La polizia postale dice che è materiale vecchio. Si tratterebbe di una campagna per danneggiare l’immagine di una persona politica colpendola non con un attacco politico, la contestazione di qualche frase o concetto, che avrebbe bisogno di una dimostrazione, ma con getti di fango, che non hanno bisogno di niente. Chi sente la contestazione di una tesi politica o sociale, per farla sua deve ragionarci sopra, convincersene, accettarla. Ma la tattica di diffondere foto o video spinti, intimi, espliciti di una persona, non richiede nessuna elaborazione mentale, nessuna approvazione, arriva direttamente al cervello, lo colpisce, lo stordisce, vi s’installa e vi resterà per sempre. Se hai visto quelle foto, ogni volta che rivedrai quella persona ti torneranno in mente. Non c’è modo di liberarsene. Quando quella persona morirà, magari dopo mezzo secolo, sarà ancora la protagonista di quello scandalo. La persona lo sa. E da quelle foto o da quei video, appena li vede circolare, si sente uccisa. Può anche uccidersi per questo. Abbiamo ancora nella memoria Tiziana Cantone, la ragazza della provincia di Napoli, bellissima, che quando vide circolare in rete foto della sua bellezza senza veli, ne ebbe uno choc tale che decise di togliersi la vita: quell’abisso di vergogna era così profondo che lei ebbe paura di non poterne risalire mai più, e allora tanto valeva farla finita. La madre di Tiziana spera che adesso, poiché ad essere colpita è una persona del Parlamento, la legge contro la cosiddetta «vendetta porno», o in inglese revenge porn, si dia uno scatto e giunga ad approvazione. Sarebbe un bene per tutti. Anche per tante persone che non contano niente, ragazze soprattutto, sulle quali questa «vendetta porno» è esercitata molto più spesso di quanto noi adulti veniamo a sapere: da parte di coetanei respinti o ignorati, che con questa meschinità trovano compenso al loro orgoglio ferito. Ma danno anche una prova di non meritare l’amicizia della ragazza che cercano di umiliare. A quella ragazza, e adesso a Giulia Sarti, va il nostro affetto.

FERDINANDO CAMON
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1