lunedì, 19 agosto 2019
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18.01.2019

Silvio riprova la sfida impossibile

Berlusconi si candida alle elezioni europee, lo ha annunciato ieri dalla Sardegna. “Alla bella età che ho”, ha esordito, cogliendo la domanda che intuiva nella mente di chi lo ascoltava, di chi l’avrebbe visto poi nei tg, e di chi l’avrebbe letto oggi sui giornali. Se è vero che l’uomo è un rivoluzionario da giovane e un conservatore da vecchio, Berlusconi dovrebbe candidarsi per conservare. Invece no: lui si candida esattamente come nel ’94, dice, per salvare la società dallo stesso pericolo, che allora erano i comunisti incompetenti, oggi sono i grilloleghisti altrettanto, dice lui, incompetenti. Chi votava i “comunisti” nel ’94 rovinava la propria famiglia e il proprio paese. La stessa rovina viene adesso da questa unione, che Berlusconi definisce innaturale, tra Lega e Cinquestelle. Si presenta ancora una volta come il nuovo, il diverso, la sorpresa. Ma il tempo è passato per tutti, anche per lui. Lui non è più lo stesso uomo energico e ammaliante dei suoi esordi, quelli son tempi lontani, molta storia e molta polemica hanno picchiato sulla sua corazza, ammaccandola e sforacchiandola. Il suo stesso partito è profondamente cambiato, e il partito che ha governato con lui adesso governa con un altro movimento, appena nato, e il motto di Berlusconi (“voglio portare la mia voce in un’Europa che va cambiata”) riecheggia flebilmente lo slogan del governo che amministra l’Italia: “Noi siamo il governo del cambiamento”. Nella prima discesa Berlusconi aveva inventato dal nulla un partito e con quel nulla ha vinto. Ma tra la prima discesa del ’94 e questa nuova discesa c’è di mezzo un’infinita serie di accuse, difese e processi, che non possono che zavorrare la sua corsa. L’uomo ha segnato un’epoca, che domani sarà detta “berlusconiana”. Prevederla allora era al limite del credibile. Prevederne il ripristino, oggi, è oltre quel limite.

FERDINANDO CAMON
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