mercoledì, 05 agosto 2020
CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

14.02.2020

Venti di crisi per il governo

Ci risiamo. Da Salvini a Renzi. Sei mesi dopo la crisi di Ferragosto, tocca ancora a un Matteo mandare in fibrillazione il governo. Tanto da spingere il premier, Giuseppe Conte, ad una telefonata di chiarimento con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il preludio della crisi. È un vertice carico di tensione quello che ha preceduto, ieri sera a Palazzo Chigi, il Consiglio dei ministri. Con il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che proprio non ne vuole sapere di quel disegno di legge sulle nuove regole della prescrizione, fortemente voluto dai Cinquestelle e benedetto dal Pd. Un no secco che equivale, di fatto, ad una sfiducia all’esecutivo Conte. Tanto che il premier ha parlato di una «opposizione maleducata» da parte di Italia Viva. Soprattutto dopo la decisione dei ministri renziani di disertare la riunione del governo. «Assenza ingiustificata», ha sentenziato il premier. La replica di Renzi non si è fatta attendere: «Se vuole un’altra maggioranza, lo dica subito che lo aiutiamo». In altre epoche politiche, toni così accesi avrebbero di fatto aperto la strada della crisi. Nella Terza Repubblica, invece, può accadere tutto e il contrario di tutto. Non è detto, insomma, che la crisi di febbraio finisca nelle mani del Quirinale. Ma, al di là dei suoi esiti, è inaccettabile il copione che ogni giorno viene recitato sul teatrino della politica italiana. La giustizia è un tema importante. Ma è davvero difficile pensare che il destino di 46 milioni di cittadini sia così legato ad una riforma come quella della prescrizione. E che, soprattutto, sia questa la vera priorità del Paese. E non, ad esempio, quella delle culle vuote, della natalità che è ormai ai minimi storici. O, ancora, quella di un Paese che non riesce a schiodarsi dalla sindrome dello zero virgola, con l’Unione europea che, mese dopo mese, è costretta a rivedere al ribasso le stime del Pil. Per non parlare, poi, delle famiglie che non arrivano alla fine del mese, dei giovani che restano a casa dei genitori fino a 35 anni e passa perché non trovano un’occupazione. O dei lavoratori, che anno dopo anno, vedono sempre più allontanarsi il miraggio della pensione. Forse, per una volta tanto, occorrerebbe capovolgere il ragionamento e chiedersi se, dietro queste emergenze, non ci sia proprio l’incapacità della politica di uscire fuori dai propri orticelli di potere e di guardare al di là del proprio naso, agli interessi del Paese reale e non a quelli dei complotti di Palazzo.

ANTONIO TROISE
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1