16 dicembre 2019

Lettere

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25.10.2019

50 anni di lotte per la libertà

Egregio direttore, era la mattina di martedì 21 ottobre 1969 e come sempre ero arrivato con largo anticipo al cancello della Om in via Fiume, perchè era abitudine di molti operai, prima di iniziare il turno di lavoro in fabbrica, fermarsi davanti alla bacheca che si trovava di fronte all’entrata degli operai a leggere L’Unità e L’Avanti. Quella mattina mi vengono incontro tutti gli operai e mi dicono, molto preoccupati per me: «Renato, ora ti licenziano, non hai visto L’Unità»? «No - rispondo - sto venendo a leggerla ora». Erano preoccupati per me perchè sul giornale (organo del Pci) era pubblicata in prima pagina una fotografia (formato 22 x 14) del sottoscritto, mentre parlavo al microfono attorniato da tanti giovani operai (io avevo 28 anni) nella prima assemblea sindacale nel piazzale interno della Om - Fiat di Brescia, la prima in Italia all’interno di una fabbrica. Il 20 ottobre 1969 i dirigenti nazionali dei sindacati metalmeccanici Fiom, Fim e Uilm parteciparono a imponenti assemblee all’interno della Om - Fiat e della Sant’Eustacchio. Altre assemblee sindacali provinciali si svolsero all’Atb, alla Pietra, alla Beretta, alla Tlm, alla Gnutti. Era stato così affermato, nel vivo della lotta, un diritto che i metallurgici rivendicavano per il rinnovo contrattuale. La lotta era per un modello industriale che postulava uno sviluppo conseguente di tutti i diritti sociali, un modello che non voleva arrendersi allo sfruttamento, alla discriminazione, alle sperequazioni, alla disuguaglianza. Erano momenti di grande dibattito e anche di tensione nelle fabbriche, nelle scuole. Ma il momento delle scelte sociali non era più rinviabile: il 1969 fu l’anno dello Statuto dei lavoratori, delle grandi riforme sociali che si fondavano sulla partecipazione di cittadini organizzati per scegliere e decidere. Facevano paura forse questa domanda di libertà legata alla partecipazione, questa tensione collettiva a volerci essere, contare, decidere, questa richiesta di tutele, di regole, di verifica di controllo, il passaggio da un’epoca all’altra. Esattamente il giorno prima della strage di Piazza Fontana, che segnò l’inizio dell’attività terroristica e della strategia della tensione, l’11 dicembre 1969, il Senato votò lo Statuto dei lavoratori che ebbe il consenso definitivo della Camera il 14 maggio 1970. Era un’Italia in lotta, e si cercò di spaventare questa domanda sociale di partecipazione e di libertà con il sistema più barbaro e incivile: lo stragismo fascista nero, il terrorismo rosso delle Brigate Rosse. Ma gli assassini non hanno vinto. Il Paese ha saputo salvaguardare le proprie istituzioni democratiche. La democrazia ha retto. Ed è ancora possibile per noi pensionati, oggi, fare qualcosa per un futuro migliore, per le nuove generazioni della classe operaia. Abbiamo vissuto il ’68 e il ’69 con grandi ideali per un futuro migliore per tutti. Carissimi giovani, bisogna sempre resistere a qualcosa, a certi poteri forti, a certe promesse, a certi servilismi. Il periodo che abbiamo davanti è assai impegnativo, però se saremo uniti, vecchi e giovani, sono certo che i risultati saranno positivi. Renato Bettinzioli SPI-CGIL DI BRESCIA

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