15 luglio 2020

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23.05.2020

Conservatoria così non va

Egregio direttore, la direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Brescia ha comunicato che «nelle more di organizzare il servizio di rilevazione della temperatura corporea di personale e utenti, in ottemperanza all'ordinanza n. 546 del presidente della Regione Lombardia del 13 maggio 2020, dal 18 maggio e fino a nuova comunicazione non è consentito l’ingresso presso tutti gli uffici della Direzione provinciale di Brescia». Questo significa che chiude al pubblico, di fatto, la Conservatoria dei registri immobiliari e poco muta nella sostanza se, con comunicazione successiva, la direzione regionale ha disposto l'apertura per due soli giorni, nemmeno consecutivi, nel mese di maggio. La chiusura comporta che venga bloccato l’aggiornamento dei registri della pubblicità immobiliare, per ora alla data del 15 maggio, poi ai singoli giorni di apertura dell'ufficio; ciò significa che non sarà possibile controllare se, dopo di allora e fino alla data programmata di un atto notarile, la casa che mi accingo ad acquistare non sia stata pignorata, sequestrata, ipotecata, già venduta. Stop alle vendite immobiliari, quindi, ma anche ai mutui (perché le banche non si fidano), con la conseguenza che atti già rimandati durante il lockdown dovranno essere nuovamente rinviati; circostanza da cui discenderanno mancati incassi, edilizia e settori collegati già in affanno al collasso, dipendenti da mettere in Cassa integrazione. La Fase 2 subito sgambettata per questo non irrilevante comparto economico. Da un comunicato circolato in rete dei coordinamenti sindacali nazionali dell’Agenzia delle Entrate parrebbe trapelare che «le more» celano un braccio di ferro tra vertici dell’Agenzia delle Entrate e organizzazioni sindacali del personale sulla «delicatissima questione della misurazione della temperatura», si immagina per individuare a chi tocchi l’ingrato compito. Che ci sia qualcosa di stonato è testimoniato dal fatto che alcune conservatorie lombarde (come quelle di Milano e Cremona) sono aperte, altre no: come fanno le prime ad esserlo e perché no le seconde? «Andrà tutto bene», «Brescia non si ferma», «ll governo non è sordo alle difficoltà. Verranno mesi duri e complessi, lavoriamo per fare ancora di più e meglio». Tutti hanno letto, sentito, trovato scritto sui sacchetti del pane slogan simili, un po’ si è anche ironizzato, confessiamolo, anche per farsi coraggio, ma a volte anche le parole, anche le frasi di circostanza, sembrano un cerino acceso contro il buio che pare volerti schiacciare. Ora siamo pronti a ricominciare, a stringere i denti, a frustare la paura ma... lo Stato e alcuni suoi servitori li sentiamo freddi, restii, quasi affezionati al rassicurante lockdown. Chiediamo, allora, con fermezza, che lo Stato ci aiuti svolgendo anzitutto i suoi compiti primari, garantendo un ambiente di servizi efficienti in cui sia possibile per i privati operare, coinvolgendo in questa missione i suoi servitori, volenti o nolenti, senza sconti e sburocratizzando. Alle parti in lotta sindacale vorremmo metaforicamente dire che mentre la casa brucia non importa avere ragione oppure torto, ma bisogna adoperarsi per spegnere il fuoco con tutti i mezzi a disposizione, perché la vertenza ferma muratori, imprenditori edili, manovali, periti, geometri, acquirenti e venditori di case, idraulici ed elettricisti, pavimentatori, imbianchini, agenti immobiliari, notai etc. e le imposte che questi versano e che aiutano il funzionamento dello Stato. In questo modo si mina la fiducia nello Stato che viene misurata attraverso l'efficienza dei servizi che assicura e i comportamenti responsabili dei suoi servitori, che gli han giurato fedeltà. Chi ha avuto la fortuna di studiare, anche da bambino, la storia romana, densa di episodi fulminanti, riconoscerà in questa vicenda il succo dell’apologo di Menenio Agrippa: le membra di un unico corpo, con la discordia periscono, con la concordia rimangono in salute. Il Consiglio Notarile di Brescia

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