03 aprile 2020

Lettere

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13.02.2020

I morti sono sempre nostri

Egregio direttore, sono appena trascorsi i Giorni della «memoria» e del «ricordo», i primi celebratissimi, i secondi poco e istituzionalmente: ora di questi vorrei parlare, senza suscitare scandalo, né deflagrazioni «di ordine politico», non è nelle mie intenzioni. Quando, tragicamente, ebbe termine la guerra chiamata del «sangue contro l’oro» e in Istria venne ammainato l’ultimo tricolore, al cui centro campeggiava l’aquila, le bande comuniste di Tito calarono nella Venezia Giulia. Questa invasione portò il terrore, la morte, le spietate torture, gli infoiba-menti. Nelle voragini carsiche vennero precipitati migliaia e migliaia di italiani-civili e militari, uomini e donne, vecchi e ragazzi e anche tedeschi, slavi e soldati «alleati». L’odio atavico verso l’Italia e la latinità, la furia vendicativa slava e il miraggio di impadronirsi delle belle cittadine istriane, come auspicato da Palmiro Togliatti, centuplicarono i massacri già perpetrati nei pochi giorni della prima parziale invasione, all’indomani dell’otto settembre 1943: prova generale dell’eccidio datato 1945-1947. In quella prima fase tra gli italiani seviziati ed infoibati ci fu la ventiquattrenne Norma Cossetto, da San Domenico di Visnada, che prelevata, dopo alcuni giorni di prigionia, venne stuprata da 17 partigiani e dopo altri irripetibili oltraggi, gettata nella foiba di Surani. Anche suo padre, nella disperata ricerca di Norma, fu catturato e trucidato allo stesso modo. Vorremmo, vorrei, sperare che in questa stagione di memorie, ricordi e pentimenti, senza soluzione di continuità, «qualcuno» accogliesse, la nostra perorazione per la beatificazione di Norma Cossetto, martire della follia comunista: come sarebbe doveroso per il martirizzato S.Ten. Luigi, Gino, Lorenzi crocefisso da belve sanguinarie, presso la Cartiera Burgo in località Carbonera (TV) nella notte tra il 3 e 4 maggio 1945. Egli prima del supplizio (per crocifissione, inchiodato ad una croce) disse agli aguzzini: «La croce che Gesù Cristo ha portato, non può far paura ad un cristiano». E non sarà certo con il caldeggiato consiglio del presidente della Cei, cardinale Bassetti, al Governo italiano di andare avanti con l’assegno familiare, per un fondo universale per i servizi. Lo Stato più ricco del mondo, credo dovrebbe dare l’esempio tangibile, di una continuità istituzionale in tal senso, e soprattutto non occuparsi di finanze di un altro Stato, che sa sbagliare solo, «e magari anzitutto vedere le cose più vicine alla religione». Direttore, non sarà mai possibile conoscere il numero esatto delle vittime di quell’olocausto compiuto dai titini, occultate nelle foibe o in fosse comuni, mentre in Dalmazia i sacrificati vennero gettati in mare con una pietra al collo. Di questo volutamente «semi sconosciuto e volutamente dimenticato» olocausto, non c’è stato alcun atto riparatorio. Non certo da parte dei mandanti e degli esecutori, ma neppure dei «nuovi loro alleati». Anzi, direttore, per accontentare e premiare i loro commilitoni slavi, la «feccia versagliese» (come l’aveva già definita Garibaldi nel 1870) mise in scena la seconda parte della farsa iniziata 28 anni prima. Come nel giugno del 1919, i nostri bravi «alleati forti dei 12 punti del Presidente Wilson» ci penalizzarono circa Fiume e la Dalmazia (già promessaci), nel febbraio 1947 gli stessi «nostri» alleati post 8 settembre ’43, ci imposero quell’infame e infamante dicktat che ci tolse Venezia Giulia, Istria, Fiume e Zara. Fu la vendetta dei tre «grandi» gentlemen contro la Grande Proletaria. Ad essi va il «grazie» dei 350 mila sopravvissuti, esuli sparsi per il mondo. Da oltre 70 anni questa terra sublime, privata della sua gente, è sprofondata in un buio medioevo, dove esseri dalla fisionomia ed idiomi sconosciuti, l’hanno completamente mutata. Gabriele D’Annunzio durante la passione fiumana sentenziò «(...) Ecco la norma cruda! Vano è sperar nella ragione. Il diritto non sulle pigre pergamene è scritto; ma sopra il filo di una spada ignuda». Quando questo nostro colonizzato Paese si sarà disintossicato dalle droghe demo-mondialiste, finalmente la bandiera del giusto irredentismo tornerà a sventolare, o si darà del falsario anche a padre Dante? Già, perché i morti non sono miei o tuoi, ma sono sicuramente e semplicemente nostri! Gianluigi Pezzali SALÒ

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