28 marzo 2020

Lettere

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10.02.2020

Ignorare e punire i vandali

Gentile direttore, ho saputo del bruttissimo episodio di vandalismo nel bar di Rezzato, con tanto di scritte razziste e svastica. Per prima cosa vorrei dire «brave» alle persone che hanno fatto una manifestazione di solidarietà alla barista e raccolto soldi per lei. Poi vorrei dire la mia sull'accaduto. Siamo sicuri che dando risonanza a questi fatti non si faccia un «favore» ai vandali? Mi spiego: il razzismo ormai è disprezzato da tutti, e la grande manifestazione di solidarietà lo dimostra. Tuttavia può essere che la grande pubblicità offerta dai media spinga all'effetto emulazione. Porto ad esempio un fatto accaduto anni fa: qualche sconosciuto mise candeggina nelle bottiglie di acqua minerale di plastica esposte al supermercato, forse con una siringa. Le bottiglie «sospette» venivano riconosciute da un piccolo buco da dove zampillava l'acqua. Per fortuna non ci furono vittime, ma la notizia data dai telegiornali fu seguita da un'ondata di fatti uguali in tutta Italia. Quando a un certo punto si decise di non parlarne più sui media, questi fatti cessarono. Impossibile pensare all'opera di uno solo: dovevano essere più persone, in luoghi distanti, che agivano per il piacere di sentir parlare di sé alla tv. Può essere che sia lo stesso per i «balordi» (non trovo un altro termine) che vanno a tracciare svastiche e stelle di Davide qua e là, guarda caso proprio nel periodo attorno alla Giornata della Memoria, per avere più «risalto». Fra l'altro, chi ha compiuto il raid nel bar di Rezzato ha persino sbagliato a disegnare la svastica, dimostrando «ignoranza» in tutti i sensi. Quindi è probabile che siamo di fronte all'opera di un mitomane, e che la strategia migliore sia ignorarlo del tutto. Attenzione, non significa «lasciar correre»: anzi il colpevole va severamente punito! Ma, visto che dargli spazio sui media probabilmente equivale a fargli «pubblicità», attuare una strategia opposta a quella solita potrebbe farlo stancare e quindi smettere. Lettera firmata

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