03 giugno 2020

Lettere

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11.03.2020

Il tarlo della paura

In Cina nacque la colpa, poi la Corea, l’Iran, l’Italia, la Lombardia e così all’infinito… cercando ossessivamente il primo untore. È il tempo del Coronavirus, tempo immediato, tempo in diretta, senza passato né futuro. L’orizzonte di senso si sgretola nel nulla. Il senso presuppone sempre un’esperienza in cui il tempo si afferma come forza attiva nel confronto con il passato e nell’apertura al futuro. Speriamo in performanti uomini robot, guidati da un algoritmo che vive l’immediato in modo assoluto. Senza sogni, senza ansie, senza ricordi. Coronavirus, la morte come la moda si adegua in fretta. Sembra che un velo di tristezza abbia oscurato i nostri sguardi verso il cielo. Sembra che un tarlo di paura si sia impossessato del nostro sistema nervoso. Fuori dal tempo, chiusa nel finito, in una soffitta buia abbiamo dimenticato la vita. È bastato un microscopico virus per smascherare le nostre fragili esistenze. «Ah la vita! Più bello della vita non c’è niente, che cosa di più vero esiste al mondo e non ce ne accorgiamo quasi mai…quasi mai!» Renzo Cominassi ISEO

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