10 aprile 2020

Lettere

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23.01.2020

L’importanza delle scelte

Egregio direttore, si sente ogni tanto odore di marcio. Quella puzza oscena di ignoranza ed analfabetismo. Il Paese reale è allo sbando. È pregno di incultura. Anzi se ne fa un vanto. Invece che il rossore di un tempo, ora assistiamo all’esibizione smodata della assoluta volgarità come parvenza dell’esistenza. Vedo dentro un bar un quadro di Mussolini e un suo busto. Lo stesso si ritrova in taluni ristoranti. Come certo folclore che si vede nelle curve ultras. Ad Ascoli Piceno sono esibite bandiere della Repubblica Sociale di Salò. Senza che nessuno faccia nulla. Provo orrore e vergogna per questa gentucola e mi chiedo (eufemismo) se costoro abbiamo mai letto qualcosa di Antonio Gramsci. Tutto è oltraggio. La forza è esibita. La suadente virilità del maschio troneggia nella spazzatura televisiva. Il macho apre bocca e tutto si scioglie. Il vuoto lessicale non compensa tanto credito. Ma l’energumeno appare. Come la mascella del Duce. Il caro estinto del tempo che fu. Dove i treni arrivavano in orario. E coloro che avevano altre idee venivano confinati o pestati a sangue. (I nomi di Matteotti, dei fratelli Rosselli e Gobetti non dicono nulla?). La soppressione dei sindacati. La libera stampa chiusa. I politici mandati al confine. Le famose leggi per la difesa della razza. Tutto ciò non dice nulla? O di tutto ciò coloro che espongono in bella mostra l’elmetto e il mascellato non sanno nulla? «Avrei potuto trasformare quest’aula sorda e grigia in un bivacco per i miei manipoli», chi si espresse in questo modo «cordiale» in Parlamento? La Storia non si studia più? Strano concetto italico hanno taluni seguaci del tempo che fu. Colore nero e unico uomo forte. Tutti in fila genuflessi per la parata degli stereotipi. Le scuole che dovrebbero formare questi giovincelli fanno a gara per sopravvivere. Alcuni insegnanti-eroi affrontano sfide impari cercando di salvarne alcuni. Al resto ci pensa il social, inteso come passatempo per riempire ore vuote. Di sterco o di nulla. Se salite su un treno, su un pullman o in metropolitana vi sfido a trovare qualcuno con un libro in mano. Segno dei tempi? O vuoto dei tempi? Sembra quasi di assistere ad un reale fantascientifico. Un mondo di mutanti che vivono a propria insaputa. Giovincelli che inneggiano al dittatore senza mai aver letto un libro su quegli anni. Gramsci ringrazia. «Abbiamo vinto noi e sei diventato senatore; se aveste vinto voi io sarei morto o in galera»; così riferì il senatore socialista (Partigiano del Partito d’Azione e rappresentante del CLN) Vittorio Foa, al repubblichino fascista Giorgio Pisanò, anche lui eletto al Senato della Repubblica, dopo la liberazione. Ecco, la differenza sta tutta qui. E i piccoli fascistelli che crescono con un quadro di Mussolini o un suo tatuaggio bisogna che lo sappiano. Bisogna schierarsi nella vita. Bisogna scegliere da che parte stare una buona volta. Bisogna saper sostenere le proprie idee non con slogan o farneticazioni da social. Bisogna leggere, leggere e leggere. Bisogna studiare, studiare e studiare. La XII Disposizione Transitoria e finale della Costituzione lo dice chiaramente. E l’articolo 21 della Carta è stato scritto per tutti. Perché devo combattere le idee del mio avversario con le parole e non con il viscido manganello della peggior storia di questo sciagurato paese. Così scriveva Umberto Eco nell’aprile del 1995 in un piccolo libro intitolato Il Fascismo eterno: «Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’Ur-Fascismo, o il “Fascismo eterno”. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: “Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!” Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo. Libertà e liberazione sono un compito che non finisce mai. Che sia questo il nostro motto: Non dimenticate». Angelo Briscioli CAPO DI PONTE

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