30 settembre 2020

Lettere

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20.01.2020

La cittadinanza e gli errori

Gentile direttore, la proposta di togliere la cittadinanza onoraria di Salò a Mussolini mi sembra molto a buon mercato e si colloca nell’ambito del politicamente corretto a cui ci siamo di buon grado assoggettati. Può essere inquadrata come una sorta di captatio benevolentiae verso un elettorato che vorrebbe riscrivere la storia a posteriori. Sappiamo bene che la storia viene scritta dai vincitori, che enfatizzano certi aspetti e ne omettono altri. La revoca della cittadinanza giunge comunque abbondantemente fuori tempo massimo, con un ritardo minimo di quasi ottant’anni, essendo il de cuius deceduto per cause non accidentali nella prima metà del secolo scorso. Di difendere la memoria di Mussolini non mi cale, né tanto né poco. Diciamo che non me ne cale alcunché. Solo mi dà fastidio, e non poco, l’atteggiamento di quelli che vogliono sembrare più belli andando a calpestare i vinti, quand’anche questi ultimi di colpe ne possano aver avute tante. Si sa che sopra l’albero caduto ognuno corre a far legna. Sarebbe stato meno facile fare la stessa proposta quando Mussolini recitava la parte del vincitore e non del perdente. La storia non è fatta di solo bianco o solo nero: tra il bianco e il nero ci sono spesso, per non dire sempre, molte sfumature di grigio. Quello di interpretare i fatti storici come solo bianco o solo nero è un rischio che si corre molto spesso. A suo tempo in questa trappola è caduto, nell’intento di far bella figura a buon mercato nei salotti buoni, l’onorevole Gianfranco Fini, allora segretario di un partito che si chiamava Alleanza Nazionale. Dopo essersi depurato delle scorie dell’estrema destra con l’acqua di Fiuggi, durante una sua storica visita in Israele, non trovò di meglio che sbandierare, presumendolo gradito all’uditorio, un giudizio netto e senza appello sul fascismo, semplicemente definito come «Male Assoluto». L’intento era quello di ottenere crediti che potessero poi fruttare una poltrona importante come quella, cui ambiva, di Capo di Stato. L’incauto non si rese conto di usare un’espressione grottesca, che neppure gli storici più schierati si sono mai sognati di far uscire dalla loro penna. In effetti tale infelice espressione qualcosa di assoluto ce l’aveva, era il fatto di essere assolutamente ridicola, una espressione che poteva trovare una sua collocazione nell’ambito di un qualche cartone animato giapponese. Per farsi più bello, non ebbe remore a scaricare tutte le colpe del mondo, trattandoli così come infami, su coloro che per loro sfortuna aderirono alla repubblica di Salò. Molti di questi erano giovanissimi, tant’è che sono stati spesso indicati come «i ragazzi di Salò», e la loro colpa capitale è stata quella di agire in difesa dell’onore e per motivi ideali, giusti o sbagliati che fossero. La loro scelta si può pure dire sciagurata, ma è difficile ricondurla a motivi di convenienza personale. Per Fini invece è stato fin troppo facile etichettarla gratis et amore dei a posteriori come vergognosa, per pura convenienza politica. Con le sue strumentali esternazioni sul «Male Assoluto» dettate dall’ambizione politica il povero Fini si ridusse allora a svendere anche la storia. Evidentemente quest’ultima si ripete e sull’albero caduto non si smette mai di far legna. Di questa regola ha fatto le spese anche il povero Giampaolo Pansa, da poco scomparso, che ha avuto il coraggio, e per certi aspetti anche la sfortuna, di voler vedere la storia non solo dalla parte dei vincitori, ma anche dalla parte dei vinti. Ciò gli è costato l'isolamento e la scomunica da parte del suo partito. A lui va tutta la mia stima. Omar Valentini SALÒ

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