04 agosto 2020

Lettere

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10.12.2019

Legittima difesa e porto d’armi

Egregio direttore, dopo quanto accaduto nel Bolognese, dove il custode di una villa disabitata ha ucciso un ladro che tentava di notte di entrare nella sua «dependance» sono sicuro che riprenderà il dibattito sulla legittima difesa. Pertanto vorrei raccontare la mia «biografia» di cittadino armato da molto tempo. Molti anni fa, quando ebbi la fortuna di costruirmi una piccola villa nella periferia di Brescia, chiesi il permesso di tenere nella mia abitazione un’arma e precisamente una rivoltella Beretta calibro 7,65. Da allora ho subito due furti nella mia dimora, fortunatamente quando io e i miei familiari eravamo assenti. In seguito ho subito il furto di un mio autocarro e allora chiesi anche il porto d’armi che mi fu subito concesso. Da allora per anni, come secondo autista e vigilantes armato a bordo di uno dei miei autotreni ho visitato occasionalmente tutta l’Italia. Poi quando decisi di cessare la mia attività di autotrasportatore rinunciai al porto d’armi conservando l’autorizzazione a tenere un’arma nella mia abitazione. Spesso mi sono chiesto se mai avessi avuto il coraggio di fare fuoco (in caso di pericolo) ad altezza d’uomo contro qualcuno entrato abusivamente nella mia casa. Oggi per ragioni anagrafiche è una domanda che non mi pongo più e mi ritengo fortunato di non essermi dovuto cimentare con un «battesimo del fuoco»! Marzio Zizioli BRESCIA

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