23 febbraio 2020

Lettere

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15.01.2020

Meriti e colpe del politico

Egregio direttore, l’uscita del film sulla vita e l’opera di Bettino Craxi, sta provocando accesi dibattiti sui giornali e in televisione. A venti anni della drammatica scomparsa di Craxi, non è facile parlare di un uomo politico che ha avuto un ruolo rilevante nella conduzione della vita politica italiana per circa due decenni, quando la sua scomparsa si compenetra con tante drammatiche svolte delle vicende nazionali e con procedimenti giudiziari che non hanno fatto in tempo a concludersi, stante anche la lentezza della nostra giustizia, come autorevolmente da Strasburgo siamo stati ammoniti. Tuttavia, essendo ormai chiuso quel ciclo politico che ha visto in primo piano la figura di Craxi, ritengo di essere in grado di esprimere un giudizio sufficientemente distaccato, al di fuori di ogni piaggeria pro o contro, sui meriti e sulle colpe del leader socialista. Cominciamo dai meriti. Bettino Craxi è sempre stato un grande amico e sostenitore degli ideali della Resistenza, ricordo ancora le sue parole pronunciate in piazza della Loggia durante la celebrazione del 25 Aprile 1977: sottolineavano l’esigenza che, di fronte alle difficoltà della crisi, il Paese doveva ritrovare l’unità antifascista della Resistenza. Come presidente del Consiglio, seppe avvalersi di collaboratori abili e sperimentati, da Scalfaro a Spadolini, da Visentini ad Amato. I risultati migliori si videro nella lotta all’inflazione. Veniamo ai demeriti. Impose con la legge una attenuazione della Scala mobile, trovandosi contro i sindacati, riuscendo però ad ottenere un successo con il voto favorevole della maggioranza degli italiani alla conferma della riduzione della Scala mobile, evento che segnò di fatto la prima, sostanziale sconfitta dei comunisti dopo tanti anni. Sulla politica internazionale Craxi è colpevole di avere sempre mostrato il massimo consenso alle esigenze di sostegno della linea atlantica (si vedrà nell’impegno a favore dei potenti missili americani da installare in Europa in risposta ai missili sovietici), anche se in occasione della crisi conseguente all’attacco terroristico sulla nave «Lauro» nel Medioriente non esitò ad assumere un atteggiamento risoluto nei confronti degli Stati Uniti che pretendevano di ottenere la consegna di uno dei responsabili di quell’evento, ben al di là del rispetto di indipendenza e sovranità che il suo governo ebbe il merito di rivendicare. Resta da chiedersi come mai un uomo non privo di lungimiranza politica abbia finito con il perdere la sensibilità di quel che avveniva attorno a lui e soprattutto nel Paese, come si vide in particolare con i larghi voti a favore del primo referendum Segni, che riguardava solo una piccola questione elettorale, ma che fu interpretato da una larga parte di italiani come occasione per dare un colpo proprio a Craxi, colpo dal quale non si riprese più. E veniamo infine ai fatti giudiziari. Non voglio esprimere un giudizio sulle singole imputazioni e sulle singole condanne, alcune anche per corruzione e per finanziamenti illeciti, come d’altronde è avvenuto nei confronti di esponenti di altri partiti e di imprenditori. Ritengo tuttavia che il suo famoso discorso alla Camera, con la chiamata in correità, rivelava fatti reali ma costituiva una ammissione di quanto aveva compiuto. Se aveva ragioni da far valere avrebbe fatto meglio, per il suo prestigio, ad accettare le leggi del suo Paese, anche se amare e non sempre applicate in maniera uniforme. C’è l’esempio di illustri colleghi che hanno subìto processi infamanti dai quali sono tuttavia usciti con dignità. Prendo le distanze da alcuni gravi atteggiamenti riprovevoli che allora condividevo e che oggi mi fanno vergognare: mi riferisco alla folla aizzata contro Craxi da quanti non erano certo esenti da analoghe reponsabilità. Fu assediato platealmente nel suo albergo romano e all’uscita fu raggiunto da insulti e da corpi contundenti di ogni genere. Ci fu il tradimento o il silenzio di alcuni personaggi non secondari che gli dovevano tutto. Altrettanto inaccettabile quella forma di vera e propria demonizzazione nei suoi confronti. Accettare un simile modo di pensare equivale a demonizzare l’intera storia repubblicana che invece ha lasciato miglioramenti sociali, politici, ai quali i socialisti hanno dato un contributo essenziale. Bisogna sapere distinguere singoli fatti e politica in generale. Bisogna comprendere quanto avvenuto in Italia, il carico positivo, le tante esperienze negative non ascrivibili né ad un solo partito, né ad un solo uomo. Soltanto così Bettino Craxi potrà riposare in pace nella sua diletta Tunisia. Ognuno di noi potrà esprimere pacatamente le proprie considerazioni. Io lo ricordo e lo ricorderò sempre per il suo strenuo impegno per la libertà, per la democrazia, per i diritti umani. Renato Bettinzioli BRESCIA

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