12 luglio 2020

Lettere

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21.05.2020

Musica e cultura così muore tutto

Gentile direttore, ho letto con apprensione e infinita tristezza l’articolo «Un’estate senza musica» apparso sull’edizione del 19 maggio di Bresciaoggi. Da organizzatore non-professionista di eventi musicali, sono seriamente preoccupato per la drammatica situazione non-lavorativa in cui versano ormai da più di due mesi artisti, tecnici, manager, promoter, gestori di spazi culturali… e per la totale assenza di prospettive concrete di ripartenza per lo spettacolo dal vivo negli scenari figurati dalla nuova normativa. Era prevedibile uno stop dei festival estivi, eventi che per loro stessa natura faticano a convivere con il distanziamento sociale, ma i divieti imposti, in particolare quello riferito alla vendita ed al consumo di cibi e bevande durante qualsiasi tipo di spettacolo, rendono nei fatti difficilmente percorribile anche la strada dell’organizzazione di eventi culturali alternativi, compatibili con le misure preventive anti-contagio ma al tempo stesso economicamente sostenibili per i promotori. Le numerose realtà che organizzano festival musicali avrebbero potuto, ad esempio, progettare concerti di dimensioni ridotte, con posti a sedere preassegnati e distanziati: senza poter contare sugli introiti derivanti dalla ristorazione temporanea però, nella prevedibile difficoltà di reperire sponsorizzazioni private, risulta infattibile qualsiasi tipo di evento, a meno che non sia sostenuto da finanziamenti pubblici o contributi erogati da fondazioni o istituzioni filantropiche. Risulta impraticabile anche la strada alternativa dell’organizzazione di piccoli eventi negli spazi all’esterno di bar o locali pubblici, dove ovviamente vengono consumati cibi e bevande. Il rischio più grande, poi, si profila in autunno: le capienze ridotte all’osso, senza alcun riferimento agli spazi realmente a disposizione, e il divieto assoluto di somministrazione rendono difficile pensare a una riconversione e a una ripartenza di locali e live club, al netto della sospensione totale dell’attività di centri culturali e sociali. Pesano le parole di Luca Borsetti di Latteria Molloy, locale punto di riferimento per la musica dal vivo in città: «Così siamo destinati a morire». Sono segnali gravi di una crisi sempre più imminente che rischia di travolgere e annichilire numerose delle realtà che hanno contribuito in questi anni alla costruzione di una città sempre più creativa, curiosa, culturalmente viva e spesso all’avanguardia, che si candida proprio in questi giorni ad essere insieme a Bergamo Capitale Italiana della Cultura 2023. Nella difficoltà di prevedere e ancor più influenzare le scelte governative, credo sarà centrale in questa fase il ruolo delle istituzioni locali, delle fondazioni e degli enti filantropici, che mi auspico metteranno in campo forme di sostegno rivolte alle strutture che, professionalmente, producono e promuovono arte e cultura. Una caratteristica e un valore aggiunto del tessuto culturale di Brescia credo risieda proprio nell’eterogeneità delle proposte offerte: una passeggiata in centro durante la Festa della Musica può rendere bene l’idea, ad esempio, di quanto sia vasta e variegata la scena musicale cittadina. Sarebbe un vero peccato se, fra i danni collaterali di questa maledetta pandemia, si dovesse contare anche lo spegnersi di numerosi dei «propulsori culturali» che animano il tessuto sociale della nostra città, partendo da quelli più alternativi e meno allineati nelle proposte, normalmente indipendenti da finanziamenti pubblici o contributi di sorta. Doveroso prestare attenzione, necessario tenerne conto. Alfredo Cadenelli PRESIDENTE ASSOCIAZIONE CULTURALE IL GRAFFIO VOBARNO

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