04 dicembre 2020

Lettere

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15.03.2020

Riscoprire la vita interiore

Egregio direttore, il mondo in questo momento è intensamente preoccupato per il proprio destino. Ci conosciamo talmente poco e male, sia noi stessi che il nostro prossimo che su ogni cosa detta su di noi stenteremmo a crederci anche se fosse assolutamente vera. Ora ci sentiamo sopraffatti da un senso impressionante di debolezza. Il nostro «fare» è esclusivamente «fare» e non «essere». Nel nome del fare così ci siamo dimenticati di essere e in questi momenti di clausura forzata dovuta al Coronavirus ce ne stiamo rendendo conto, e i nostri difetti che pensavamo essere soltanto i soliti riconosciuti tre o quattro, immediatamente nell'assalto ai supermercati si palesano in forme che prima erano probabilmente criptate; ed ora, come mai nell'arco della vita, abbiamo l'occasione di combatterli a viso aperto. L'ignoto, impalpabile invisibile minaccia il nostro «fare», ma cura il nostro «essere» muove nell'anima dubbi, timori, senza sentire il passo dei nemici che avanzano. Il cervello uso alle abitudini e meno alle attitudini, muove il cuore dalla insensibilità e così ci commuoviamo di fronte all'immane ed eroica opera dei sanitari dai quali non sentiamo sfuggire la speranza. È l'occasione per riscoprire una vita interiore della quale non conoscevamo nulla. Incontriamo la nostra ignoranza sulla solidarietà, che non permette alcun passo verso il miglioramento di sé e della comunità, riconosciamo, chiusi in casa, di essere stranieri a noi stessi. Allora potremmo trarre insegnamento dal nefasto nemico del quale non conosciamo il vero nome, se virus o noi stessi, rischiarare con la luce della coscienza che siamo un tutt'uno con gli altri e con la natura e che la sensazione di malessere e timore, può trasformarsi in passione, in ambizione di un nuovo Umanesimo che ci strappi di dosso il velo che ci nasconde a noi stessi. Aurelio Fornasari CASTEL MELLA

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