02 giugno 2020

Lettere

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06.04.2020

Sanità, Brescia e l’eccellenza

Egregio direttore, vorrei condividere con i suoi lettori alcune considerazioni sullo stato della sanià lombarda, in particolare a Brescia. Da più parti si sente dire che la sanità Lombarda sia un’eccellenza. Prendo spunto anche dall’intervento del sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, da Fabio Fazio dove lamentava la necessità impellente di avere risposte urgenti alle necessità sanitarie di Brescia. Condivido pienamente quanto sostenuto dal sindaco, penso che in Lombardia ci sia una buona sanità, ma questa non può essere definita un’eccellenza. Lo dico con cognizione di causa, avendo una sorella e una nipote caposala in un ospedale cittadino dove il reparto chirurgia è stato adibito per contagiati da coronavirus e so della fatica a reggere spesso doppi turni, la paura di venire contagiati e portare il contagio in famiglia. Per non parlare del carico emotivo che devono sopportare, quando dopo tante fatiche vedono i pazienti morire. Tutto questo però non può essere utilizzato per elogiare la sanità, la mia esperienza dice il contrario. Il 7 marzo, sia io che mia moglie siamo stati contagiati dal virus: sarà perché abbiamo 69 anni, io sono asmatico con bronchite cronica, ma il virus su di noi è stato devastante. Sino al 26 marzo la febbre è sempre stata su 38/39 e la famosa tachipirina da mille in realtà è servita a poco, perché dopo mezzoretta ritornava sui valori precedenti. Per non parlare del forte dolore fisico, molto difficile da spiegare: basti pensare che dopo una settimana di queste sofferenze speravo che la notte un arresto cardiaco mettesse fine a queste sofferenze. È terribile lo so, ma spesso il dolore ti annebbia il cervello, penso che la fede sia stata l’ancora di salvezza cui ci siamo aggrappati. In uno di quei giorni mia moglie stava molto male, non si reggeva in piedi, faticava a respirare, per questo ho chiamato il numero consigliato dalla Protezione Civile. Dopo mille tentativi (comprensibili visto la quantità di contagiati) finalmente un operatore ci ha detto di chiamare un numero di telefono di Brescia dove subito si sono attivati per inviare un’ambulanza della Croce Verde di Ospitaletto, con due operatori molto gentili e disponibili. Pertanto ci sentivamo tranquilli e rassicurati. Dopo aver messo l’ossigeno a mia moglie iniziavano a misurare i vari parametri, febbre, saturazione, ossigeno, etc., e per telefono comunicavano i dati alla centrale operativa, non so se era quella Regionale o Provinciale; quest’ultima, infine, chiedeva all’operatore di mettere in vivavoce perché doveva comunicare con la paziente. Questo è stato il dialogo: signora sappiamo che lei avrebbe bisogno di essere ricoverata, ma non sappiamo dove mandarla, pertanto quando le chiedo se vuole essere ricoverata deve dire che rifiuta il ricovero. Questo è documentato dal documento rilasciato dal 118. Ora è anche comprensibile che tra Brescia e Bergamo fosse in corso la terza guerra mondiale e questa era la trincea, ma una sanità di questo tipo non può essere definita un’eccellenza. Si aggiunga anche che il medico di famiglia, il dottor Nicolò Visigallli, un medico straordinario sempre disponibile, non solo è venuto a trovarci a casa e visitarci, ma la sua visita è stata utile per rassicurarci e ci ha dato coraggio per affrontare la malattia. Ci ha detto anche che aveva segnalato i nostri nominativi agli Infettivi e alla Ats di Brescia e, probabilmente, saremmo stati chiamati. Questo è il punto, sia io che mia moglie viviamo da soli. Ormai è passato un mese, non dico una visita, ma nemmeno una chiamata per verificare come procedeva la malattia. Alcune Regioni hanno attivato chi un camper, chi altri mezzi che verificano e fanno i tamponi a chi è stato contagiato. Spesso mi chiedo: ma se fossi stato un calciatore oppure un politico qualsiasi mi avrebbero fatto il tampone subito? Penso di sì. Ma la domanda più precisa è come faccio a sapere se poi sarò guarito, o se sono ancora contagioso se nessuno mi chiama per fare un tampone. Sarei disponibile a farlo anche a pagamento, per garantire non soltanto me e la famiglia, ma soprattutto gli altri. Ma il paradosso è stato raggiunto con mia figlia. Sia suo marito, che i due figli sono stati contagiati: suo marito in 10 giorni ha perso ben 11 chilogrammi, fortunatamente mia figlia probabilmente appartiene a quella categoria, degli asintomatici, perché tranne la perdita dell’olfatto e un po’ di raffreddore per qualche giorno, non ha più avuto nulla. Anche da loro nessun tipo di controllo, il medico di base ha segnalato i nominativi agli Infettivi e all’Ats. Mia figlia lavora in una piccola comunità dove non hanno nè Cassa integrazione né ferie, il medico le ha detto che non può più metterla in malattia. Pertanto ha dovuto ritornare al lavoro e tra mille precauzioni è rientrata in ufficio, ma chi rassicura lei ed i suoi colleghi?. Il rischio è di mandare a quel Paese tutte le misure messe in campo per contenere il contagio. Io non so di chi sia la responsabilità, regionale o di Brescia, ma mi chiedo come può il direttore dell’Ats di Brescia dormire sonni tranquilli. Se c’è ancora batta un colpo. Edoardo Corongiu CASTEGNATO

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