12 luglio 2020

Lettere

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28.05.2020

Un’esistenza fragile e breve

Gentile direttore, premetto che questo scritto è scaturito da un dialogo virtuale, tra un nonno dell’età di 82 anni e la collaborazione di mia nipote ventenne. Anche noi ci uniamo agli altri italiani chiusi in casa con convinzione, per esporre dei pensieri e alcune riflessioni sul cambiamento della nostra vita quotidiana e per contraccambiare lo sforzo di tantissime persone che ci stanno aiutando in questa realtà surreale. Ci sembra di vivere su un altro pianeta dove ogni giorno con molta fatica, ma assieme agli altri più che determinati, affrontiamo il killer che uccide spietatamente, sperando di sconfiggerlo. Per il momento lo stiamo combattendo con tutte le risorse che abbiamo a disposizione per ridurre le sua maledetta espansione che non conosce confini e non fa discriminazioni. Tutto ciò ha fatto scattare una spontaneità in termini di collaborazione come se fosse stato emesso uno squillo di tromba alla massima altezza sonora per un’adunata nazionale e internazionale, con un senso di responsabilità che non ci saremmo mai aspettati. Noi italiani, è risaputo, siamo fantasiosi, improvvisatori, geniali e ci piace vivere in allegria. Tuttavia, in certi casi, come abbiamo dimostrato anche in passato, sveliamo un’altra qualità rara e spettacolare, riusciamo a mettere da parte l’egoismo per unirci in nome dell’amore per la nostra gioiosa e coloratissima nazione. In questi tempi di Coronavirus è emersa un’ammirevole solidarietà spontanea. A questo uragano la risposta l’hanno data in primis, nell’ambito sanitario, mettendo a disposizione competenze e uno spirito di abnegazione encomiabile; ma anche altre persone hanno risposto allo «squillo di tromba» contribuendo in campi non meno importanti a un obiettivo comune. I loro sforzi uniti ai nostri, stando chiusi in casa, sono le armi indispensabili per combattere e auspichiamo che si sconfigga presto questo killer maledetto. A tutti i soldati in prima linea va il nostro grande ringraziamento... di cuore. La riflessione è scaturita da questa nuova esperienza che induce a chiederci perché tutto ciò sia successo e saranno molti i fattori che l’hanno determinato. Ricordando le epidemie e le pandemie passate il nostro pensiero ritorna anche a venti, venticinque anni fa, all’«era della velocità e della rivoluzione tecnologica» caratterizzata da un consumismo spinto all’eccesso creando inevitabilmente uno squilibrio su madre natura. Già nel 1992 la conferenza mondiale che si è svolta a Rio de Janeiro, in Brasile, con la partecipazione di 175 Paesi, aveva trattato il tema «Il pianeta è malato» e in quell’occasione furono evidenziati i problemi più gravi che affliggono la terra: la minaccia alla biodiversità, i cambiamenti climatici, i danni ingenti alle foreste, l’effetto serra. E venne proposto un percorso di sviluppo più sostenibile. Furono contrarie molte nazioni e i risultati scarsi. Inutile mentire, stiamo pagando anche le conseguenze dell’indifferenza del mondo verso il delicato pianeta in cui viviamo. Quello che sta veramente facendo questa epidemia è metterci davanti agli occhi qualcosa che di solito preferiamo non guardare: la brevità e la fragilità della nostra vita. Stiamo compiendo un grande sforzo collettivo per regalarci il bene più prezioso, un po’ di vita in più. Dopo questa emergenza legata al coronavirus chi rimarrà assisterà a cambiamenti abbastanza radicali, purtroppo, tuttavia nonostante questa visione alquanto grigia per nostra natura siamo sempre stati ottimisti. Anche un personaggio italiano pensatore e politico che portava il nome di Antonio Gramsci, incarcerato ingiustamente per diversi anni in tempi di conduzione politica dittatoriale, era un’ottimista e diceva che l’ottimismo può essere un grande stimolo a fare di più e meglio. Per questo siamo convinti che riusciremo a superare questa catastrofe e ricominceremo a socializzare magari con alcune modifiche, ma ritorneremo a ridere, cantare in allegria come abbiamo sempre fatto augurandoci che dopo questa pandemia possano nascere una nuova sensibilità e consapevolezza che ci portino a proteggere e ad amare l’immensa casa che accoglie la vita da miliardi di anni. Tino Mor

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