16 dicembre 2019

Lettere

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30.10.2019

Una multa piena di punti oscuri

Egregio direttore, ho atteso l’incontro con il prefetto di Brescia, il dottor Visconti, che ringrazio anche pubblicamente per il suo invito distensivo, prima di replicare alla lettera con la quale egli ha inteso rispondere alla mia dei giorni scorsi. Evito, ovviamente, di riferire i contenuti di un colloquio privato che come tale in quell’ambito deve rimanere. Mi basta evidenziare che la spettacolare concatenazione di comportamenti che solo un generoso eufemismo può definire discutibili sia stata colta in tutta la sua gravità. Restano tuttavia inspiegabilmente irrisolti, alcuni punti che è bene chiarire una volta per tutte e, per quanto mi riguarda, definitivamente. 1) La Prefettura il 5 ottobre aveva ritenuto «di non potere pervenire ad una determinazione di merito» sul mio ricorso «perché presentato oltre i termini di legge» (60 gg, ndr) e di ritenerlo perciò «irricevibile»: affermazione manifestamente infondata in quanto il ricorso in questione è stato da me presentato 6 giorni dopo la notifica della contravvenzione. 2) Tuttavia, nella lettera con cui la Prefettura replica alle mie obiezioni scompare la precedente motivazione: la ragione del rigetto ora viene indicata nel fatto che il mio ricorso sarebbe pervenuto «sulla base del verbale elevato dalla polizia locale», e non sulla notifica formale, circostanza che lo renderebbe nullo. Ma anche questa tesi è destituita di fondamento, come provano inoppugnabilmente le carte, poiché la notifica è giunta alla mia abitazione il 17 luglio 2019, mentre il ricorso è stato recapitato dalle poste alla polizia locale il 23 luglio: un bel pasticcio, del quale è difficile trovare una spiegazione. 3) La lettera con cui la Prefettura rigetta il ricorso viene recapitata presso la mia abitazione 15 (quindici) mesi dopo. Un tempo davvero stupefacente, a maggior ragione se si tiene conto che la dichiarazione di irricevibilità esimeva la Prefettura da un approfondimento delle circostanze di merito. Intanto lo scorrere del tempo moltiplicava la sanzione, fino a triplicarne l’importo. 4) Infine, sempre nella lettera del signor prefetto si legge, quasi per inciso, che quando, nel maggio del 2018, il vigile mi comminò la contravvenzione, «io avrei anche cercato di impedire all’agente di rilevare l’infrazione». Cosa del tutto falsa, ampiamente confermata da tutti i testimoni presenti, ma – immagino – riferita dall’«agente scelto», lo stesso che aveva scritto sul verbale di contravvenzione di non avermi neppure visto e di non avere potuto contestare l’infrazione al conducente «perché assente»: un vero e proprio capitombolo logico, tecnicamente un «falso ideologico» di cui ho subito provveduto a informare il comandante dei vigili, mi chiedo con quali conseguenze disciplinari. Per concludere, questa triste vicenda illustra esemplarmente come un cittadino possa trovarsi stritolato negli ingranaggi di un meccanismo dove le ragioni soccombono, la verità si rovescia nel suo contrario e le amministrazioni pubbliche che dovrebbero rappresentare un presidio di legalità coprono reciprocamente i propri errori piuttosto che porvi rimedio. Dino Greco

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