28 gennaio 2021

Spettacoli

Chiudi

29.11.2020

«A Berlino la musica conta tanto: Brescia, è l’ora di una svolta»

Ercole Gentile: bresciano, presidente di Italian Music Festivals, già direttore artistico di Musical Zoo, lavora con Von der Haardt  FOTO VDHIn compagnia di Carmen Consoli, la Cantantessa portata a BerlinoFra i suoi ruoli: tour manager del pianista Federico Albanese Un’immagine suggestiva di Musical Zoo FOTO ALBERTO MANCINI
Ercole Gentile: bresciano, presidente di Italian Music Festivals, già direttore artistico di Musical Zoo, lavora con Von der Haardt FOTO VDHIn compagnia di Carmen Consoli, la Cantantessa portata a BerlinoFra i suoi ruoli: tour manager del pianista Federico Albanese Un’immagine suggestiva di Musical Zoo FOTO ALBERTO MANCINI

Bresciano, berlinese. Cittadino d’Europa, del mondo. Ercole Gentile sa che c’è un’altra via. La musica che in Italia è finita in un vicolo cieco a pochi chilometri da qui trova lo spazio per respirare e rinascere nonostante la pandemia. «I club berlinesi sono stati riconosciuti dal Senato di Berlino come istituzioni culturali - spiega il presidente di Italian Music Festivals dalla Germania, dove risiede da una decina d’anni ormai -. Avranno una tassazione agevolata, facilità di accesso a contributi statali e una posizione di vantaggio in caso di controversie col vicinato. E soprattutto un riconoscimento del lavoro culturale fatto per la città come luogo di aggregazione, socialità e libertà di espressione. Altro che movida». Tutto questo mentre in Italia il Covid 19 «rischia di essere la pietra tombale della cultura». Un pericolo da scongiurare guardando cosa succede altrove, all’estero? Certo, ma bisogna fare una premessa. Quello che succede qui è il frutto di un lavoro avviato da anni dalla Clubcommission, che riunisce tutti i locali che fanno musica a Berlino. Una realtà che ha acquisito rilievo con il tempo, impegnandosi nella lotta per il riconoscimento dei club come istituzioni culturali. Il 35 per cento del turismo berlinese deriva dall’afflusso nei club: il peso della «nightlife» è causa o effetto di questo modello virtuoso? È chiaro che per i berlinesi gli eventi culturali siano imprescindibili, ma questo è avvenuto perché il punto di partenza è stato efficace: i club hanno saputo lavorare bene dal principio e così ristoranti e alberghi si sono riempiti come non mai. Nei locali che fanno musica si è creata un’atmosfera unica, sicura e molto libera: in 10 anni non ho mai visto una rissa in un club berlinese e questo perché la selezione all’ingresso non osserva parametri stile Briatore, ma ha lo scopo di lasciar fuori le persone potenzialmente nocive. Al riconoscimento del Senato, tanto importante, si è arrivati così. E ci saranno agevolazioni non indifferenti: aiuti concreti, non solo le pacche sulle spalle a cui ci siamo abituati in Italia. Parla per esperienza personale? Anche. A Brescia 11 anni fa avevamo creato Musical Zoo... Un festival di appeal internazionale sul Castello, con la sua direzione artistica. Nel primo lockdown, in una chat in Zoom con Blodio Fappani, Angelo Zucchi ha avuto parole che mi hanno fatto un gran piacere: «Con l’avvento di Musical Zoo si è alzato il livello di ogni rassegna». Abbiamo cercato di dimostrare che un festival può essere tante cose: contaminazione di progetti e generi musicali, arte e inclusività, attenzione all’ambiente. Siamo stati i primi a chiedere i bus navetta per il Castello, fra i primi a togliere i bicchieri di plastica per usare quelli riutilizzabili. Abbiamo allacciato collaborazioni per coinvolgere realtà del territorio. Penso ai party con Rehab. L’evento più emozionante? Il concerto dei Verdena, una bellissima soddisfazione. Come creare un’atmosfera ideale per ballare nella club area. Traguardi che ci sono valsi tante, tantissime pacche sulle spalle. Ma pochi aiuti concreti. Trapiantato in Germania, nato a Brescia. Dove ho vissuto fino ai 6 anni. Poi a Gussago fino ai 24, in corso Mameli in città fino ai 29. Le medie Venturelli, le superiori all’Abba. Cresciuto a Brescia, da 10 anni sto a Berlino. Come mai questa scelta di vita? Nel 2007 ero arrivato a Berlino con l’InterRail insieme a un paio di amici, senza aspettative. Era una delle mete di un viaggio che ci avrebbe portato in Scandinavia. Mi ha folgorato l’atmosfera di un posto incredibile. Un libro di storia contemporanea a cielo aperto. Uno scrigno d’arte vivace. Una trasformazione continua. Ho assorbito molto. Poi alcuni amici si sono trasferiti qui, io avevo sempre avuto il pallino di provare a vivere all’estero e mi son detto «forse è il momento». Lavoravo come giornalista musicale per Rockol, avevo iniziato nel 2004 per caso: ero impiegato amministrativo in ufficio, non ce la facevo più, dovevo fare qualcosa che mi piacesse e mi sono licenziato. Ho deciso di spedire il curriculum e il giorno dopo ho ricevuto una chiamata sul cellulare da un numero di Gussago, 030277... Ho risposto: era il direttore di Rockol Franco Zanetti. «Sono di Gussago anch’io, beviamoci un caffè in piazza». Facevamo riunioni a Milano una volta al mese, avevo anche un ufficio stampa e da freelance potevo cavarmela: questo pensai prima di trasferirmi a Berlino. All’epoca i prezzi degli affitti erano bassi, pagavo meno che in Italia. Sapeva il tedesco? No. Ho fatto corsi di lingua intensivi, a scuola tutte le mattine per un anno. Non è stato facile, la lingua e il freddo all’inizio sono stati i problemi maggiori. Adesso non è più così: con la lingua sono a posto e non nevica da 6 anni. La sua vita è sempre stata la musica? No, la prima passione è stata il pallone. La prima volta che andai allo stadio Rigamonti fu per Brescia-Napoli nell’86 e ricordo l’emozione, il lampo del gol di Maradona... Da ragazzino giocavo a calcio ovunque. Avrei voluto fare il regista alla Pirlo ma quello che pensavo con la testa non riuscivo a tradurlo con i piedi: un problema di connessione, non prendeva il segnale... Tifoso del Brescia? Solo del Brescia. Da piccolo tifavo Juve per via di mio padre superjuventino, ma da quando ho l’età della ragione non ho dubbi. Non scorderò il giorno in cui si è ritirato Baggio: ero in curva a Milano, nel 2004; pensai che un giocatore così non l’avremmo avuto più. Alla musica quando è arrivato? Alle medie, grazie alle cassette di mio cugino. Facevo mixini, compilation, armeggiavo. I primi idoli? I Litfiba. Il primo concerto che ho sentito comprandomi il biglietto fu il loro al San Filippo: avevo 15 anni, era la tournée di «Mondi sommersi». Mi accompagnò mio padre. L’acustica era tremenda, ma per me era già fantastico essere lì. Amavo il rock, la psichedelia, fino a quando nel 2000 ho incontrato Filippo De Paoli. Poi frontman dei Plan de Fuga. Sì. Grazie a lui ho conosciuto l’indie: Deus, Sonic Youth, Motorpsycho. Che stanno a Brescia come i Genesis all’Italia: un culto sotterraneo clamoroso. E un giorno Filippo mi disse «Devi venire al DonneMotori». L’ho fatto e ho conosciuto Obe, Marco Obertini, che già ascoltavo in radio. Da lì è nato tutto. Con Obertini ha dato vita all’associazione musicalculturale VolumeUp. Sono uscito all’inizio del 2020, ma i rapporti sono ottimi. Obe mi ha ispirato. Da un anno e mezzo lavoro per Von der Haardt, una booking agency, tedesca: sono stato assunto, ho un ruolo che mi piace. Ho portato tanti italiani a suonare qui, come Calcutta nel dicembre scorso, i Calibro 35 che hanno subito fatto sold out, i Verdena, Afterhours, Carmen Consoli, Brunori Sas che arrivò all’ultimo minuto perché gli si era spaccato il furgone lungo la strada: fu un concerto divertentissimo. Corrispondente di «Rumore», presidente di Italian Music Festivals. Tre anni fa sono subentrato a Dino Lupelli, nel 2021 finirà il mio mandato e ci sarà un altro presidente: adesso lavoro a tempo pieno. Come si trova a Berlino? Ormai è casa. Mi incontro spesso con i bresciani che hanno fatto la mia stessa scelta di vita: Giovanni Armanini, vostro ex collega di Bresciaoggi, come la cantante Silvia Dallera. Cos’ascolta in auto? Difficile da dire: non ho l’auto... a Berlino mi sposto sempre coi mezzi. A casa ascolto tanta ambient, ma di tutto direi, da Kelly Lee Owens ai pianisti «modern classic» che seguo per l’agenzia. Ho fatto il tour manager di Federico Albanese, abbiamo girato mezzo mondo in tour arrivando in Australia a suonare nello stesso festival dei Mildlife. Nel 2023 Brescia sarà capitale della cultura insieme a Bergamo. Può diventarlo anche della «nightlife»? Sì. Con altri amici sto lavorando ad un progetto. Negli ultimi 3-4 anni a Brescia l’offerta di musica per le fasce più giovani si è drasticamente ridotta, anche a livello istituzionale è tutto over 40. Bisogna creare qualcosa, investire per formare anche le fasce più giovani. Dieci anni fa Brescia era un punto di riferimento, venivano da ogni parte d’Italia per i festival che organizzavamo. Ora solo i ragazzi di Spettro e di Diluvio portano avanti questo discorso. Il 2023 è una grande occasione di rilancio, se si pensa anche ai giovani. Meno assembramenti in piazza Arnaldo, più eventi musicali: è la via da seguire, spero le istituzioni lo capiscano. È tempo di una svolta.

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok